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Da Treviso 200 chili di doni per i bimbi siriani

Treviso. Sono stati consegnati da volontari di “For Children” «Infreddoliti e spaventati, vanno sostenuti»

TREVISO. Duecento chili di doni partiti da Treviso e giunti a destinazione nel giorno di Santo Stefano in Turchia, a Kilis, l’ultima città turca al confine con la Siria che si è vista recapitare una marea di giocattoli, peluche, berretti, sciarpe di lana, calze, calzini, dolci, penne, colori e quaderni destinati ai bambini siriani profughi.

È partito per volare fino all’ultima città turca, sulla martoriata via di fuga da Aleppo, lo speciale “Babbo Natale” trevigiano in missione umanitaria per conto dei bambini che scappano dalla guerra.

Ambasciatori del sorriso per trenta famiglie di profughi fuggiti dalla Siria sono sette volontari della onlus trevigiana, “Una mano per un Sorriso – For Children”, l’associazione fondata nel 2013 dall’insegnante e fotografa trevigiana Paola Viola, la volontaria che ha scelto di stare in prima linea nella difesa dei diritti dei bambini profughi.



In questo fazzoletto di terra di confine insieme a Paola in questi giorni c’è un altro giovane trevigiano, Francesco De Bortoli di Trevignano. Insieme a loro altri cinque compagni della speciale consegna, partiti da Cremona, Narni Umbra, Genova, Brescia e Milano.

Prima di Natale l’associazione trevigiana aveva fatto prendere il largo in tutta Italia a una raccolta di fondi e a una campagna di sensibilizzazione per portare aiuti umanitari.

A Kilis da cinque anni ha messo in campo progetti per garantire il diritto all’istruzione e alla salute all’infanzia ferita dalla guerra. Kilis è l’ultima città turca sulla strada che porta fino ad Aleppo. Oggi percorsa da migliaia di profughi in fuga dai bombardamenti. Conta 131.793 siriani e 130.825 turchi. È siriano, quindi, oltre la metà dei residenti che fanno oggi di Kilis la città della Turchia con la più alta percentuale di siriani residenti. Un imbuto per chi fugge dalla guerra che non riesce più a garantire aiuti a tutti i profughi.



Così è diventato normale per le famiglie con bambini vivere in scantinati, garage o negozi sfitti. Senza pavimento e riscaldamento. E aumentano i bambini disabili.

Per tutti un paio di scarpe di calzini o un semplice berretto di lana sono diventati un lusso: «Abbiamo deciso di iniziare le visite alle trenta famiglie che sosteniamo qui a Kilis», racconta Paola che fino a ieri è stata in missione insieme agli altri volontari – Alcune hanno bambini disabili. E ci sono famiglie in grave difficoltà che da tempo sosteniamo nel loro cammino. Entrare in queste case, in queste vite non è semplice. A volte strappare un sorriso a questi bambini è un’impresa».

In questi giorni sono stati consegnati anche aiuti umanitari straordinari: voucher alimentari, scarpe, coperte, rifornimenti di carbone, pigiami, carrozzine per bambini disabili e pannolini. Tutto acquistato sul posto grazie ai fondi raccolti in Italia.

Ma l’aiuto non finisce qui. Per far fronte all’emergenza freddo a ogni famiglia verranno distribuiti nei prossimi tre mesi cinque sacchi di carbone da 25 chili per potersi scaldare. La speciale consegna è stata possibile grazie all’Ordine Teosofico di Servizio che ha dato una mano all’associazione trevigiana: «Questi bambini e queste famiglie vivono in abitazioni di fortuna, scantinati, garage o negozi sfitti», spiegano i volontari. «I bambini sono infreddoliti e questo intervento straordinario è indispensabile per difendere la loro salute e la loro vita. Ma anche per alleggerire un po’ la situazione, per aprire una “finestra” di gioia nelle loro esistenze».

Obiettivo della missione a Kilis anche il monitoraggio del progetto “Smiling School”, la scuola del Sorriso, qui inaugurata dall’associazione qualche mese fa. Oggi accoglie 82 bambini profughi assicurando oltre la scuola cure mediche e dentistiche e supporto psicologico. Tutti diritti negati ai bambini fuggiti dalla Siria messi a dura prova da sei anni di guerra.

 

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