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«Per l’Usl un anno difficile ma ora parte la Cittadella»

Parla il dg Benazzi: «Caso Petrillo, vaccinazioni e problema Geriatria Momenti impegnativi, ma se dovessi dare un voto alla struttura darei un 7»

Il 2017 è stato un anno intenso per la sanità trevigiana. Resteranno scritti negli annali lo “scandalo Petrillo” delle finte vaccinazioni e il “caso Geriatria”, che ha scosso il Ca' Foncello obbligando a immediati lavori di sistemazione del vecchio reparto. Ma anche la sospirata chiusura dell'iter burocratico per la Cittadella della Salute, futuro polo della sanità veneta. «È stato un anno molto impegnativo, durante il quale abbiamo gettato le basi per il 2018. Se dovessi dare un voto direi 7, non certo il massimo. Possiamo migliorare, dobbiamo colmare le disparità delle tre aziende sanitarie rapportandole a un'unica velocità», spiega Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl di Marca.

Qual è la cosa che più le sta a cuore in questo momento?

«Il primo di gennaio, o il 2, partiranno i lavori della Cittadella, in questi giorni la ditta costruttrice dovrebbe portare attrezzature e macchinari».

L'avvio della Cittadella con la realizzazione del nuovo Suem, quindi spazi più ampi e tecnologicamente avanzati per gestire le emergenze: il miraggio lascerà finalmente spazio alla concretezza?

«Ora che abbiamo la copertura finanziaria di tutto il progetto non ci saranno stop. Mi auguro di vedere realizzato nell'arco di questo mio mandato il blocco di 600 posti letto della Cittadella, anche se gli utenti potranno entrarvi solo nel 2021».

Se guardiamo al 2017 le polemiche più aspre hanno riguardato la condizione della Geriatria, con tanto di ispezione e dossier in Procura. Perché si è arrivati a questo punto?

«Le criticità sono emerse perché la direzione si è avvicinata di più al cittadino. Lo spazio per le segnalazioni “Dillo al direttore” ha raccolto il disagio. Il problema della Geriatria si trascinava da tempo, non si era messo mano in attesa della Cittadella, ma gli eventi ci hanno spinto a intervenire. Abbiamo investito 500 mila e il 2 gennaio inaugureremo il reparto ristrutturato».

L'anno che volge al termine è stato rovente anche sul fronte vaccini, prima lo scandalo Petrillo, poi le proteste dei genitori per l'introduzione dell'obbligo vaccinale.

«Non si è mai contenti di finire sui giornali per fatti come quello delle finte vaccinazioni, devo ringraziare le due assistenti sanitarie che hanno posto il problema e la vigilanza. Questo episodio dimostra quanto importante sia lavorare in coppia nell'ambito clinico, avere un controllo di prossimità, a garanzia di pazienti e operatori».

Come sta andando il richiamo dei bambini da 0 a 16 anni, destinatari della legge sulla profilassi obbligatoria?

«Il provvedimento statale ha stimolato l'adesione alla vaccinazione. Nel nostro territorio c'è una buona risposta, anche se permangono delle sacche di resistenza tra Castelfranco e l'Asolano. Ad oggi siamo attorno all'1,5% di reticenti, stimavamo un 10%, invece è andata meglio e continuiamo a sensibilizzare i genitori».

Dagli uffici amministrativi ai reparti, il 2018 si preannuncia l'anno chiave della riorganizzazione dell'Usl di Marca, che ha accorpato le ex Usl 7, 8 e 9: quali i punti chiave del nuovo atto aziendale?

«La riorganizzazione amministrativa e territoriale. Ci sarà una profonda risistemazione delle apicalità, individueremo al nostro interno il direttore del personale, i nuovi capi dipartimento e direttori delle unità operative».

Per molte specialità mediche si ragionerà per centri di riferimento su scala provinciale. Questo nuovo approccio non impoverisce la risposta locale ai bisogni di salute dei cittadini?

«Il 2018 sarà l'anno di attivazione delle reti cliniche, a gennaio definiremo il dove e poi si parte. Questo processo va a vantaggio del cittadino. Ad esempio la chirurgia dell'obesità sarà a Montebelluna, gli interventi ai tumori della laringe e la day surgery a Vittorio Veneto, la chirurgia della tiroide a Oderzo. Per mettere a punto l'assetto abbiamo chiesto alla Regione più anestesisti. L'ottica è di abbattere le liste d'attesa, dando al paziente un riferimento d'eccellenza e facendo spostare lo specialista se necessario».

Quali gli interventi in programma per gli ospedali della provincia?

«Vorrei che nell'arco del mio mandato l'ospedale di Conegliano fosse dotato dell'antisismica e che a Castelfranco ci fosse la determinazione completa dello Iov per collaborare insieme agli interventi oncologici più complessi, ci mancano ancora i lavori nei piani della chirurgia. Per l'ex ospedale di Asolo abbiamo chiesto alla Regione l'autorizzazione a vendere e sono fiducioso che con il sindaco troveremo un accordo per cambiarne la destinazione da sociale ad alberghiero».

Dopo gli scioperi dei medici di famiglia è ripreso il dialogo con la Regione per le medicine di gruppo. A che punto siamo con la medicina del territorio?

«Attiveremo
30 posti letto di ospedale di comunità a Treviso e 25 a Castelfranco. Abbiamo anche avviato dei corsi di umanizzazione della cura, ringrazio tutti i collaboratori per il lavoro svolto e conto molto sul senso di appartenenza per avanzare insieme».

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