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Il giallo di Cornuda:nei computer la verità sulla fine di Sofiya

Cornuda. Gli investigatori e il legale della famiglia Melnyk puntano sulla perizia  Ordinati i controlli sui cinque portatili, oggi pomeriggio l’autopsia 

TREVISO. La chiave del giallo di Cornuda è rinchiusa nelle memorie dei cinque computer trovati nella villetta di via Jona dove Sofiya Melnyk, l’avvenente ucraina ammazzata e gettata in un dirupo ai piedi del massiccio del Grappa, condivideva lo stesso tetto con Pascal Daniel Albanese, il cinquantenne trovato impiccato 11 giorni dopo la scomparsa della donna. Ne sono convinti gli investigatori e ne è sicuro anche il legale della famiglia Melnyk, l’avvocato Francesco Zacheo, che tutela la madre di Sofiya. «Penso che molti dubbi che aleggiano su questa vicenda - spiega il legale della famiglia Melnyk - saranno chiariti una volta che sarà effettuata la perizia sui computer e sugli apparati elettronici trovati nella casa dove viveva la figlia della mia assistita. La madre dice che Sofiya faceva l’interprete di lingua ucraina ma è proprio nella memoria dei computer si potrà trovare la risposta a molti interrogativi».

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In realtà nella villetta di via Jona è stato trovato un’anomala quantità di apparati elettronici che saranno analizzati dagli investigatori. Non solo cinque computer portatili, ma anche otto hard disk esterni, due smartphone, una telecamera, una macchina fotografica, un tablet e due Tom Tom sui quali potrebbero essere registrati gli ultimi spostamenti della donna prima di sparire nel nulla il 15 novembre scorso.

Stamattina, alle 9, su disposizione del sostituto procuratore Giulio Caprarola, titolare dell’indagine, sarà effettuata una perizia sugli apparati elettronici sequestrati. Un passo decisivo per un’inchiesta che, per il momento, batte principalmente la pista dell’omicidio-suicidio. «Un passo avanti nell’inchiesta - spiega il capo della procura Michele Dalla Costa - è stato sicuramente il ritrovamento del cadavere della povera donna. Ma ora per collegare i due episodi, il suicidio del 50enne e la morte della 43enne, bisognerà attendere l’esito dei riscontri delle analisi sulle macchine, sugli oggetti sequestrati e sul cadavere della donna. Si lavora per gradi com’è naturale che sia in un caso molto delicato come questo».

Giallo di Cornuda, il corpo di Sofiya ritrovato la Vigilia di Natale Sofiya è sparita da due giorni quando lo scorso 17 novembre si incontrano, all’interno di una caserma dei carabinieri, i tre uomini che, in quel momento, stanno frequentando l’interprete ucraina. Oltre a Pascal Daniel Albanese, il 50enne trovato morto domenica 26 novembre nella sua villetta a Cornuda, ci sono anche un geologo emiliano e un medico di Treviso. La svolta arriva il 24 dicembre quando viene ritrovato il copro di Sofyia. L'articolo


Nel frattempo, oggi pomeriggio, alle 14 è prevista l’autopsia sul corpo di Sofiya Melnyk. L’anatomopatologo Alberto Furlanetto eseguirà l’autopsia per rispondere a dei precisi quesiti formulati dal sostituto procuratore Giulio Caprarola tesi a stabilire come Sofiya sia stata uccisa: se per un colpo alla testa, per soffocamento o per un altro atto violento. Furlanetto cercherà anche di stabilire dove la donna sia stata uccisa, anche se pare scontato che l’omicidio è stato compiuto in un luogo diverso da quello dove è stato ritrovato il cadavere, un bosco ai piedi del massiccio del Grappa. Ed, infine, a quando risale l’omicidio: sebbene anche in questo caso, gli investigatori sono convinti che il delitto sia stato commesso il 15 novembre scorso, il giorno stesso della sua scomparsa.

Un compito difficile quello che attende l’anatomopatologo Furlanetto anche a causa delle condizioni in cui si presentava il cadavere al momento del suo ritrovamento. Le parti esposte del corpo, quelle non protette dai vestiti, ossia le mani ed il volto, erano completamente rovinate dagli agenti atmosferici e dai morsi degli animali per il periodo in cui è rimasto nel bosco ai piedi del massiccio del Grappa.

Giallo di Cornuda, i carabinieri nel luogo dove è stato trovato il cadavere di Sofiya TREVISO. La chiave del giallo di Cornuda è rinchiusa nelle memorie dei cinque computer trovati nella villetta di via Jona dove Sofiya Melnyk, l’avvenente ucraina ammazzata e gettata in un dirupo ai piedi del massiccio del Grappa, condivideva lo stesso tetto con Pascal Daniel Albanese, il cinquantenne trovato impiccato 11 giorni dopo la scomparsa della donna. Ne sono convinti gli investigatori e ne è sicuro anche il legale della famiglia Melnyk, l’avvocato Francesco Zacheo, che tutela la madre di Sofiya. Oggi, giovedì 28 dicembre, l'autopsia sul corpo della donna. L'ARTICOLO (VIDEO MACCA)


Ad affiancare Furlanetto, durante l’autopsia ci saranno un radiologo ed un entomologo. Il primo, primario all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, con ricostruzioni tridimensionali al computer, dovrà cercare di stabilire la dinamica dell’assassinio, mentre l’entomologo trevigiano Stefano Vanin, (noto per essersi occupato di casi nazionali come l’assassinio di Yara Gambirasio) in base ai microorganismi animali presenti sul cadavere, dovrebbe essere in grado di stabilire il giorno e l’ora dell’omicidio e, soprattutto, il luogo, diverso da quello del ritrovamento, dove potrebbe essere stata uccisa Sofiya Melyik.

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Dunque, quello di oggi, è un giorno cruciale per le indagini. Dalle verità nascoste nei computer trovati nella villetta di via Jona a Cornuda e dall’esito dell’autopsia si dovrebbe fare luce sui molti misteri che ancora avvolgono il giallo di Cornuda.


 

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