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Case e capannoni vuoti ma si costruisce ancora

Studio Confartigianato: Treviso quarto comune in regione per superficie edificata In ogni paese una media di 14 aree produttive, 1.940 impianti dismessi

La Marca è sempre più ricoperta dal cemento, anche dopo la crisi. Il comune di Treviso è il quarto, in Veneto, per consumo del suolo: il 39,69 per cento della superficie è edificato. La Marca ha anche il più alto numero di aree produttive per comune: sono in media 14, per un totale di 7.388 ettari.

I dati. Cifre che dall’inizio della crisi non si sono abbassate, anzi, si è continuato a costruire mentre aumentavano, in parallelo, gli edifici inutilizzati (in provincia di Treviso sono 8.076) e i capannoni dismessi (1.940). Gli stabilimenti abbandonati nella Marca sono un patrimonio immobiliare che vale, oggi, 216 milioni di euro, ma che ogni giorno perde valore perché non ci sono acquirenti all’orizzonte. Non è un quadro incoraggiante quello che emerge dalla ricerca di Confartigianato Imprese Veneto, in collaborazione con Iuav e Regione del Veneto e realizzata da Smart Land. Il 17,8 per cento dell’intera superficie della provincia è edificato, il 3 per cento di questa colata di cemento è rappresentato da edifici industriali. Il paradosso, spiegano gli esperti, è che negli ultimi dieci anni accanto ai cartelli “Vendesi” e “Affittasi” spuntano nuovi impianti in costruzione, nonostante la grande offerta di immobili liberi.

Industria frammentata. «Treviso continua a essere una provincia molto “consumatrice”, con il più alto numero di aree produttive per Comune, 14» spiega il professor Federico Dalla Puppa, docente dello Iuav e responsabile dell’indagine, «la produzione non è concentrata in poche aree di grande importanza, ma in molte zone di piccole dimensioni. Abbiamo un territorio punteggiato di case, strade, chiese, condomini, campanili e piccoli stabilimenti, spesso tutto insieme». Si tratta di costruzioni inadatte al modo di fare impresa oggi: «La speranza dei proprietari è che gli investimenti fatti possano restituire qualcosa in termini economici, in realtà si vede benissimo che edifici strumentali nati per determinati usi oggi non trovano collocazione sul mercato perché non adatti alle esigenze delle nuove imprese».

Nuove costruzioni. Eppure si continua a costruire: «Anziché ristrutturare i siti abbandonati, se ne edificano di nuovi perché più funzionali». Il professor Dalla Puppa cita l’esempio del comune di Trevignano: 20,8 per cento del suolo consumato, e la media di un’impresa ogni 16,8 abitanti. Molte di queste sono vuote. Trevignano ha il più alto rapporto capannoni-abitanti ma non è tra i paesi che hanno costruito di più: sul podio, dietro a Treviso, si collocano Casier (35,7 per cento della sua superficie) e Villorba (30,7 per cento). «Stiamo assistendo a un uso sconsiderato del territorio» conclude il professor Dalla Puppa, «la legge sul consumo del suolo approvata dalla Regione è la ricetta giusta, ma abbiamo ancora molto terreno da recuperare. Molto spesso la parte di superficie urbanizzata produttiva è dislocata in luoghi in cui mai, oggi, si penserebbe di costruire una fabbrica».

216 milioni abbandonati. A tanto ammonta il valore degli edifici industriali dismessi. Unindustria Treviso ha più volte sensibilizzato gli associati su questo tema. Lo stesso Confartigianato Imprese Treviso: «La riconversione e il riutilizzo di questo patrimonio porterebbe un indotto importante» spiega il presidente, Vendemiano Sartor, «un ottimo
motivo per impegnarsi tutti per migliorare la qualità delle aree industriali, soprattutto in collaborazione con gli enti locali. Anche la demolizione dei manufatti irrecuperabili e il recupero globale di aree abbandonate sono valori su cui insistere».

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