Quotidiani locali

Sofiya cadavere sul Grappa Uccisa altrove e scaricata

Domani l’autopsia sul corpo dell’ucraina trovato tra i rovi la vigilia di Natale

CORNUDA. Uccisa chissà dove, forse tra le mura di casa in via Jona a Cornuda, e poi gettata come un rifiuto, in un burrone, tra i tornanti che da Romano d’Ezzelino salgono al Grappa. Addosso, i vestiti e uno scialle come unico tentativo di occultarne il corpo. Sofiya Melnyk, 43 anni, era scomparsa lo scorso 15 novembre; è stata ritrovata cadavere domenica mattina attorno alle 10.30, vigilia di Natale, da alcuni cacciatori, sul terzo tornante della Strada Cadorna, la provinciale 148 che sale a Cima Grappa da Romano. Solo l’autopsia, probabilmente domani, chiarirà i dubbi sulla dinamica dell’uccisione. Gli investigatori propendono per un omicidio commesso altrove, con il cadavere trasportato in auto alle pendici del Grappa, lanciato dalla piazzola del terzo tornante nel burrone, in un punto difficilmente accessibile a piedi.

Il ritrovamento. Sono circa le 10 di domenica mattina quando i cani da caccia di un gruppo di “doppiette” vicentine annusano qualcosa e si allontanano dai proprietari. Seguendo il segnale gps al collare dei cani, i cacciatori arrivano nel bosco su cui, cinque metri più in alto, si affaccia la provinciale. Trovano un corpo di giovane donna, bionda, in avanzato stato di decomposizione, e danno l’allarme. In Strada Cadorna arrivano Suem, carabinieri vicentini e trevigiani, vigili del fuoco di Bassano e Vicenza, gruppo speleo alpino fluviale. La certezza arriverà solo dall’autopsia, ma non ci sono dubbi: sui referti del Suem finisce il nome di Sofiya Melnyk. Il corpo viene portato all’obitorio del Ca’ Foncello dalla protezione civile di Montebelluna. Termina nel peggiore dei modi una ricerca iniziata oltre un mese fa e che ha impegnato decine di uomini nelle aree attorno a Cornuda, dove Sofiya viveva con il compagno Pascal (morto suicida dieci giorni dopo la scomparsa), e Maser, dov’era stata rinvenuta la sua Renault nera, a decine di chilometri dal punto in cui sarebbe ricomparso il cadavere.

La dinamica. Viste le condizioni in cui è stato trovato il corpo, è impossibile capire prima dell’autopsia le cause del decesso. Il cadavere è rimasto per un mese esposto agli agenti atmosferici, in posizione fetale. Non è un dettaglio: forse era ancora viva e ha cercato di rannicchiarsi per difendersi dal gelo. Su un punto, tuttavia, gli investigatori - seppur informalmente - si sbilanciano: Sofiya è stata uccisa altrove e portata sul Grappa in un secondo momento. Nessuno sarebbe riuscito a trasportare il cadavere in quel punto, inaccessibile alle auto, senza l’ausilio dei mezzi; inverosimile, inoltre, che Sofiya e il suo assassino si siano dati appuntamento in quella (impervia) zona di montagna. All’altezza del terzo tornante, infine, c’è uno spiazzo in cui si può accostare l’auto: gettando qualcosa da quel punto finirebbe esattamente dov’è stata rinvenuta Sofiya, che infatti è rimasta per un mese in una sorta di discarica a cielo aperto.

Le ultime ore. Tutte da ricostruire, però, le ultime ore di Sofiya prima del delitto. La scomparsa era stata denunciata il 17 novembre (due giorni dopo l’ultimo sms spedito al convivente) dal geologo emiliano che Sofiya frequentava da nove anni. In caserma l’uomo aveva incontrato anche Pascal Albanese, il compagno “storico”, che si sarebbe tolto la vita il 26 novembre, e il medico di Montebelluna che Sofiya aveva conosciuto in autunno e con il quale aveva intrapreso una nuova relazione. Pascal aveva raccontato ai carabinieri che il giorno della scomparsa Sofiya «doveva incontrare un paio di persone per parlare di investimenti». Una traccia che per ora non ha portato ad alcunché.

Le domande. L’ipotesi più quotata oggi è quella dell’omicidio-suicidio da parte del convivente accecato dalla gelosia. Ma sono ancora troppe le domande che aleggiano sulla vicenda. Pascal, prima di togliersi la vita, ha lasciato un bigliettino: «Ovunque tu sia, ti amerò sempre». Una clamorosa bugia, in punto di morte? Non depone a favore di Pascal, inoltre, la testimonianza di una vicina di casa di Cornuda, che ha notato - pochi giorni prima del suicidio - chiazze dovute alla presenza di acqua davanti all’abitazione di Pascal e Sofiya, come se qualcuno avesse dovuto pulire a fondo gli ambienti. E ancora, l’auto di Sofiya, la Megane nera trovata in un parcheggio di Maser il 28 novembre, a 24 chilometri dal luogo di ritrovamento del cadavere. Un depistaggio? Dai carabinieri del Ris,
che ha setacciato la casa di Cornuda, si attendono gli esiti delle analisi sui reperti biologici raccolti all’interno del mezzo. Il corpo di Sofiya nel gelido bosco alle pendici del Grappa è solo la tessera centrale di un mosaico ancora tutto da comporre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Treviso Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik