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Rech, ricorso europeo «Carcere da innocente voglio il risarcimento»

L’imprenditore asolano va alla Corte per i diritti dell’uomo «Donerò i soldi a Santa Bona, lì mi hanno trattato bene»

ASOLO. Si è fatto 58 giorni di carcere. Poi la giustizia ha seguito il suo binario, lento, complicato, ma alla fine lui è stato giudicato innocente. Ha chiesto il risarcimento per ingiusta detenzione, ma la Cassazione ha detto no. Emanuele Rech però non si arrende ancora, anzi: ora presenterà ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo, e promette: «Donerò al carcere di Treviso il risarcimento che mi spetta. Voglio che investano per rifare i bagni. Io lì ci ho vissuto e so cosa vuol dire».

Dopo la recente sentenza della Cassazione che gli ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione, l’imprenditore agricolo asolano decide che la sua battaglia non è finita. «Sono stato giudicato innocente, senza alcuna formula dubitativa. Ho passato 58 giorni in carcere e quasi tre mesi ai domiciliari. Ora voglio quello che mi spetta, e sono pronto a donare tutto al carcere di Santa Bona». Il sistema italiano prevede un “indennizzo” di quasi 236 euro per ciascun giorno dietro le sbarre, e della metà per i domiciliari. Nel caso specifico di Rech, l’imprenditore asolano dovrebbe teoricamente portare a casa quasi 24 mila euro. Dovrebbe, perché la Cassazione ha detto recentemente «no» sia a Rech, sia al coimputato Giovanni Forato, destini paralleli: sebbene siano stati assolti, secondo la Suprema corte i due si erano “meritati” carcere e domiciliari. Motivo: si erano macchiati di «scorretti comportamenti deontologici» ed erano comunque colpevoli di falso nell’indicazione di alcuni terreni destinati a pascolo del bestiame, nonostante poi sia arrivata l’assoluzione con sentenza della Corte di giustizia europea «per diversa interpretazione». «Alla fine però la mia assoluzione è stata piena, oltre che sudata», dice ora Rech, «per questo non mi fermo. Voglio il risarcimento che mi spetta e lo donerò al carcere di Treviso, dove sono stato trattato benissimo».

Rech e Forato – genero e suocero – erano a capo, secondo l’accusa, di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, un raggiro che avrebbe portato nelle loro tasche circa quattro milioni di euro di contributi europei per gli allevatori. Dopo un procedimento durato sette anni, però, sono stati assolti con formula
piena. Il terremoto giudiziario, oltre a portarli dietro le sbarre (a inizio 2005) aveva messo in ginocchio le loro attività imprenditoriali. «Ora sono ripartito, lavoro soprattutto all’estero e a Verona, dove ho acquistato degli allevamenti», dice Rech. Ma la sua battaglia continua.

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