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La Cisl e le “seconde generazioni”

Sportelli di ascolto e di aiuto: «Vivono e vanno a scuola qui, ma sono discriminati»

L’associazione “Oltre le frontiere” Anolf si rinnova e coglie la sfida delle seconde generazioni nate da cittadini stranieri. Due studenti minorenni su tre – dei quasi 19 mila iscritti stranieri alle scuole della provincia di Treviso – sono nati e cresciuti nel nostro Paese ma non hanno la cittadinanza italiana. «Trovo ingiusto discriminare i minori dal momento in cui vivono e vanno a scuola qui», afferma Cinzia Bonan, segretario generale Cisl Belluno Treviso, che promuove l'articolazione del sindacato “Associazione Nazionale Oltre le Frontiere”, presente a Treviso dal 2002.

«Questi ragazzi si sentono come gli altri, è lo Stato che li fa percepire diversi. È un limite che li costringe a non godere di tutti i benefici come la partecipazione a una gita scolastica all'estero».

Ieri Anolf si è presentata con i suoi nuovi obiettivi. Nata negli anni Novanta per dare risposte ai primi immigrati e promuovere l'associazionismo tra stranieri, spiega Bonan «venendo meno gran parte di nuovi arrivi se non di richiedenti asilo, ora ci rivolgiamo alle seconde generazioni, per mettere a frutto il valore della loro multiculturalità».

L’associazione Anolf continuerà ad offrire assistenza agli stranieri con gli sportelli di Treviso, Conegliano, Oderzo e Montebelluna, a cui si aggiunge anche Belluno. Ma non si occuperà solo di cittadinanze o ricongiungimenti familiari.

Dal 2018 gli sportelli saranno punti di ascolto dell'Osservatorio regionale antidisciminazione. E il nuovo coordinamento di Anolf “Giovani 2G” – attraverso lo strumento della progettazione europea – richiederà l'accesso a fondi comunitari per iniziative interculturali per i giovani e di scambio di buone pratiche.

Erin Suzuki è la nuova presidente di Anolf Belluno Treviso: nata in Brasile da genitori giapponesi, oggi è cittadina italiana e vive a San Vendemiano.

«La mia faccia è il volto dell'immigrazione che vediamo tutti i giorni, in mezzo a noi», afferma, «sono le facce di chi è nato da genitori stranieri e parla con l'accento
veneto. Sembra un volto nuovo perché è poco raccontato, ma quasi tutti si riconoscono come italiani. E penso sia giusto», ha concluso, «chiederci cosa possiamo fare noi verso una società più tollerante e multietnica».

Lorenzo Bellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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