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Cornuda, il giallo di Sofiya ruota attorno a tre uomini

Giallo di Cornuda. A “Chi l’ha visto?” parla un geologo che la conosceva: «Sto con lei da nove anni ma ora si era innamorata di un medico»

CORNUDA. Sofiya è sparita da due giorni quando lo scorso 17 novembre si incontrano, all’interno di una caserma dei carabinieri, i tre uomini che, in quel momento, stanno frequentando l’interprete ucraina. Oltre a Pascal Daniel Albanese, il 50enne trovato morto domenica 26 novembre nella sua villetta di via Jona a Cornuda, ci sono anche un geologo emiliano di 70 anni e un medico di Treviso, conosciuto poche settimane prima della scomparsa. I tre sono stati convocati dai militari dell’Arma per ricostruire le ultime giornate in cui hanno visto e frequentato Sofiya.



A presentare la denuncia di scomparsa dell’ucraina, le cui ricerche sono state momentaneamente interrotte, era stato il geologo settantenne che, intervistato da “Chi l’ha visto?”, ha ricostruito quanto accaduto. Racconta che Sofiya gli aveva anticipato che avrebbe lasciato sia lui sia Pascal perché si era innamorata di un medico di Treviso. L’aveva conosciuto qualche settimana prima perché si era fatta medicare il ginocchio destro che le faceva male.



I tre si conoscono la sera del 17 novembre, due giorni dopo la scomparsa di Sofiya, all’interno della caserma dei carabinieri. Ed è il settantenne geologo a raccontarlo: «Il medico si presenta dicendo: piacere, sono il fidanzato di Sofiya, son stato con lei le ultime settimane». «Piacere, io sono il compagno di Sofiya da 9 anni», gli risponde il geologo. E Pascal? Pascal, aggiunge sempre il geologo, «l’ho solo incrociato perché stava per andare a deporre in un’altra stanza. E quando mi ha visto aveva due occhi sbarrati perché tutto si aspettava fuorché di trovarmi lì».



Ai tre viene anche fatto leggere un breve scambio di sms tra la donna e il medico: «Vieni a cena?», le aveva chiesto il professionista alle 18.25 del 15 settembre. La risposta gli è però arrivata due ore dopo: «Non posso più, una delle mie amiche è andata in grave crisi». Una risposta che non convince gli inquirenti e i tre uomini, concordi nell’affermare che non era in quel modo che la donna solitamente rispondeva ai messaggi. Quello è stato forse l’ultimo cenno di vita di Sofiya.

Intanto la Procura sta attendendo l’esito delle analisi effettuate sui computer sequestrati all’interno dell’appartamento di Pascal dai carabinieri del Reparto di Investigazioni Scientifiche (Ris) di Parma, che hanno setacciato palmo a palmo la villetta al civico 15 di via Jona. La speranza degli investigatori che stanno cercando di fare un po’ di luce sulla vicenda è quella di trovare delle tracce all’interno dei computer, tra le mail o le gallerie fotografiche. Qualche appunto che possa aiutare a chiarire cosa sia accaduto all’interno di quell’appartamento e che possa fornire un indizio per scoprire dove possa essere finita la donna.
 

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