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Veleni del rogo Vidori, un dossier «Ora garanzie sullo smaltimento»

Le analisi dell’Arpav hanno determinato le quantità e la tipologia dei rifiuti bruciati il 18 agosto Il sindaco di Vidor ha convocato domani una conferenza di servizi: «Nuova sede? A Porto Marghera»

VIDOR. La ditta Vidori vuole portare via i materiali bruciati nel rogo del 18 agosto e smontare il capannone danneggiato ma il sindaco vuole vederci chiaro e per questo ha convocato per domani una conferenza dei servizi per sapere come avverrà tutta l'operazione e sapere che autorizzazioni sono necessarie. «La Vidori ha chiesto l'agibilità a portare via i materiali che sono stati coinvolti nell'incendio -spiega il sindaco Albino Cordiali - ma noi vogliamo sapere come lo farà, dove porterà tali materiali e come li smaltirà e quindi abbiano indetto una conferenza dei servizi a cui parteciperanno Arpav, Usl 2, Ats, vigili del fuoco. Saranno loro a doverci dire se tale operazione può essere fatta tranquillamente o va fatta attendendosi a determinate prescrizioni o non può essere fatta. Vogliamo insomma sapere che lavori verrebbero eseguiti e che su questi lavori ci diano un parere gli enti preposti». La conferenza dei servizi è stata fissata per domani e in quella sede quindi sarà approfondito come eliminare quanto rimasto del rogo del 18 agosto, in cui sono stati ridotti in cenere tonnellate di rifiuti di vario tipo: oltre 170 tonnellate tra bombolette spray vuote, polveri di verniciatura, resine, colle, bidoni, a cui aggiungere 300 bombole di gpl vuote e ancora reattivi del laboratorio per analisi interno allo stabilimento e una quantità imprecisata di rifiuti non pericolosi costituiti da imballaggi in plastica, carta e cartone. Questi sono i quantitativi di rifiuti che sono stati ridotti in cenere nel rogo del 18 agosto secondo i calcoli fatti da Arpav e basati sulla documentazione dell'azienda. Un rogo, quello avvenuto ad agosto alla Vidori che ha allarmato la gente del paese e l'ha resa ancora più perplessa sui progetti della società di realizzare un nuovo impianto di trattamento più a nord, sempre in quella zona di Vidor. Un progetto che è da tempo all'esame della commissione regionale di valutazione di impatto ambientale, il cui iter ha avuto interruzioni e riprese e che non è ancora arrivato a definizione. Un progetto però che all'amministrazione comunale e alla gente non va a genio, come si è visto nel dibattito che c'è stato qualche sera fa a Casa Maria Adelaide. Anzi è contraria la stessa associazione che gestisce quel centro, perché se lo troverebbe ancora più vicino rispetto alla sua ubicazione attuale. «Non ha senso - è stato detto dai relatori intervenuti al dibattito - realizzare un impianto di trattamento rifiuti in zona agricola». E l'amministrazione comunale ha anche preparato le sue controproposte, elaborando uno studio su siti alternativi nelle province di Treviso e Belluno in base alle caratteristiche
che devono avere le aree dove ospitare tali impianti. E quello che è risultato più adatto si trova a Porto Marghera. «Il progetto della Vidori è sempre all'esame della commissione regionale -dice il sindaco- non si capisce se la società intenda insistere su questa strada».

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