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Ater, il pm: «A processo Pietrobon e Bellin»

Insieme all’architetto Pescarollo sono accusati di peculato, falso e interesse privato in atto pubblico

Sul caso Ater la Procura chiede il processo per i tre indagati nell’ambito dell’inchiesta su un immobile di Portobuffolè acquisito nel 2013 dall’azienda territoriale di Treviso. Le accuse sono, a vario titolo, di peculato, falso e interesse privato in atto pubblico e gli indagati sono Francesco Pietrobon, attualmente sindaco leghista di Paese e all’epoca anche presidente dell’Ater, Flavio Bellin, all’epoca direttore dell’azienda, e l’architetto Roberto Pescarollo, la cui famiglia era proprietaria dell’immobile in questione.

L’inchiesta era stata condotta dalla Guardia di Finanza che in più occasioni aveva effettuato perquisizioni nella sede dell’Ater di via d’Annunzio. Al centro dell’indagine l’immobile di Portobuffolè che doveva trasformarsi in struttura per disabili, gestita dall’onlus «Oltre l’indifferenza»: progetto affidato all’architetto mestrino Roberto Pescarollo, come detto, uno dei proprietari dello stesso immobile. L’immobile era stato acquisito per 120 mila euro, prezzo stabilito nella trattativa fra i proprietari e l’Ater, allora presieduta dal leghista Francesco Pietrobon.

All’epoca nel cda sedevano big leghisti come Pierantonio Fanton (vice presidente), Massimo Zardetto (segretario delle Lega di Mogliano), l’ex consigliere Pdl Alessio De Mitri (poi sostituito per un brevissimo periodo di tempo dall’ex sindaco leghista Francesca Pinese), ma anche la parlamentare Pd Floriana Casellato. In vista della ristrutturazione, era poi stato acquisito un preventivo iniziale per il restauro, che oscilla fra i 400 e i 500mila euro. Ma alla fine l’Ater aveva sborsato, a consuntivo, una somma che sfiorava il milione di euro. Nelle mani della Finanza sarebbero finite le delibere del cda Ater relative all’operazione, e gli atti tecnici firmati dall’allora direttore Flavio Bellin. E dunque anche la convenzione con la quale l'immobile venne affidato alla cooperativa senza fini di lucro «Oltre l’indifferenza», che ha sedea a Fontanelle (canone annuo di 20 mila euro) e l’incarico della progettazione del restauro all'architetto Roberto Pescarollo, con studio al Vega, per un importo che è appena sotto la soglia dei 40 mila euro- si parla di circa 1000 euro in meno, dunque siamo a quota 39mila euro oltre la quale un’azienda pubblica è obbligata ad espletare l’iter del bando pubblico. Il caso era scoppiato quando si era scoperto che l’architetto, come si evince dall’atto di compravendita dell’immobile, ne era anche comproprietario.

L’inchiesta, sin qui, aveva portato a una prima acquisizione di atti all’Ater di Treviso, a fine 2014; quindi la Guardia di Finanza aveva acquisito la documentazione delle Regione Veneto - assessorato retto allora da Massimo Giorgetti per il finanziamento regionali all’Ater di Treviso. E il pm Roberto
Terzo, della Procura di Venezia, aveva iscritto nel registro degli indagati, contestando gli estremi del reato di concorso in abuso d'ufficio, sia l’allora direttore dell'Ater trevigiana, Flavio Bellin, che l’architetto Roberto Pescarollo.(g.b.)

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