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«Una morte annunciata» I ciclisti contro il Comune

Corteo in ricordo di Francesco Vazzoleretto, ucciso dalla portiera di un’auto L’atto di accusa della vedova: «Doveva essere garantita la sicurezza stradale»

CONEGLIANO. «Questa tragedia poteva essere evitata»: ne è convinta anche Cristina Volpato, moglie di Francesco Vazzoleretto, il ciclista 63enne morto in via Lourdes il 4 novembre scorso a seguito dello schianto contro una portiera d'auto aperta improvvisamente. Era presente ieri mattina alla manifestazione organizzata da Fiab Conegliano. Al suo fianco anche la figlia maggiore Silvia, testimone del dramma che è costato la vita al padre in un sabato mattina di inizio novembre. Insieme alla presidente di Fiab Gloria Pol e a una lunga schiera di appassionati ciclisti e podisti, hanno percorso a piedi corso Mazzini dalla Scalinata degli Alpini fino a via Lourdes, fermandosi nel punto in cui Francesco Vazzoleretto concluse tragicamente la sua corsa. “La sicurezza qui non è una priorità” recitava uno degli striscioni d’accusa portati a mano dal lungo serpentone che si è fatto largo in mezzo al traffico del sabato mattina e alle auto in sosta lungo la via. È stato don Pierluigi Cesca poi, sul sagrato della chiesa Immacolata di Lourdes, a ripercorrere la figura e la vita del ciclista di Spresiano. «Uomo di fede, persona corretta e prudente nella vita, – ha ricordato il parroco – da quando era in pensione si dedicava anche al sociale prestando opera di volontariato alla Casa di Nazareth al mattino. Nel tempo libero si dedicava alle sue passioni tra cui c’era la bicicletta. Era una persona corretta e attenta alle regole e proprio a lui è stato chiesto questo sacrificio. Alla sua famiglia è venuto a mancare un solido punto di riferimento. Lungo questa strada hanno perso la vita ormai molte persone come Francesco e noi siamo qui oggi per chiedere che qualcosa sia fatto affinché altre disgrazie siano evitate». L’appello è rivolto alle istituzioni. «Il dolore di questa famiglia – ha aggiunto la presidente di Fiab Conegliano, Gloria Pol – è il simbolo del dolore di molte altre famiglie. Queste tragedie non devono più accadere. Ci auguriamo che l’amministrazione comunale capisca l’importanza di intervenire per assicurare la sicurezza di tutti sulle strade. Ci auguriamo che questa giornata rappresenti la svolta per la città di Conegliano». Appoggiata a un palo della segnaletica verticale, nel luogo in cui il ciclista 63enne in pensione perse la vita, c’è da ieri mattina una ghost bike, una bicicletta completamente bianca per ricordare i ciclisti vittime di incidenti stradali. “In memoria di Francesco, morto perché la sicurezza qui non è una priorità” recita la targa apposta sulla ruota posteriore. Sul manubrio, una corona commemorativa lasciata dalla moglie Cristina. «Siamo qui oggi – ha commentato al termine della cerimonia la vedova - per dire che incidenti come questo possono essere evitati se chi di dovere provvede a creare le condizioni di sicurezza necessarie». Nessun dito puntato contro la donna che quel sabato mattina scendendo dall’auto aprì la portiera senza accorgersi del sopraggiungere del ciclista. «So che la signora voleva mettersi in contatto con noi fin da subito – ha spiegato Cristina Volpato – La situazione non è semplice per noi, ma credo che a breve ci sentiremo». Presenti alla manifestazione anche alcuni esponenti politici locale,
tra cui Ezio Da Re della lista Progetto Conegliano: «Diciassette anni fa, durante la discussione del Prg avevo chiesto l'adozione del piano del traffico e della mobilità debole, che invece non è mai stato adottato. La maggioranza Chies-Zambon pensa solo alla cubatura e non alle persone».

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