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In città si spendono 98 milioni all’anno

Treviso con altre quattro province venete nella “top 20” nazionale, il picco lungo la Pontebbana

Nella Marca ogni anno si giocano addirittura 795 milioni di euro con le slot, e questo dato non comprende per esempio il gioco online, che è pressochè incontrollabile. Nel Trevigiano le concentrazioni maggiori di sale slot si trovano nelle grandi arterie stradali, ed è questo per esempio il motivo per cui Villorba è il comune con la raccolta pro capite più alta 2.870,1 euro, pari a oltre 51 milioni di euro all’anno.

Strada Ovest, alle porte del capoluogo, e la Pontebbana sono le due calamite di sale slot. San Fior, Susegana, Spresiano, Conegliano sono gli altri comuni che devono anche al fatto di essere attraversati dalla statale la larga diffusione delle sale slot. Nel capoluogo si gioca di più, 98 milioni, ma la raccolta pro capite è inferiore.

Verona, Venezia, Treviso, Padova e Vicenza. Ben cinque province venete sono nella top 20 nazionale per numero di giocate totali. Nel 2016 i veneti hanno puntato più di 4 miliardi 662 milioni di euro alle slot machine e video lottery (Vlt). La nostra regione è terza in Italia per quantità di apparecchi e denaro incassato, dietro a Lombardia e Lazio. I giocatori problematici sarebbero 32.500, i potenziali malati almeno 3.200.

Sul sito della tribuna l’inchiesta completa e il database interattivo. «Il dato che più ci preoccupa è che il Veneto, pur non discostandosi di molto dal resto del Nord Italia, presenta una maggiore problematicità. Da noi il gioco si manifesta in modo più agguerrito che altrove» denuncia il dottor Graziano Bellio, direttore del Servizio dipendenze di Castelfranco Veneto. Va considerata la variabile del numero di apparecchi presenti sul territorio regionale, ben 35.088 tra slot e Vlt, che hanno iniziato a diffondersi con l'avvento del nuovo millennio.

Tra le zone più problematiche Limena nel Padovano, Musile nel Veneziano, Belluno e Cortina d'Ampezzo, nonché alcuni comuni a Nord di Treviso. «Nonostante la presenza del casinò di Venezia, prima del 2000 nei nostri servizi non avevamo praticamente mai visto giocatori d'azzardo, è stato allora che hanno iniziato a bussare alla nostra porta» racconta Bellio. Un trend che è andato via via crescendo a causa della polverizzazione del gioco: prima era circoscritto ai casinò, adesso slot machine e tante altre modalità per tentare la fortuna sono accessibili sotto casa. Gli effetti sulla popolazione non si sono fatti attendere.

«La polverizzazione del gioco d'azzardo incide sul numero di persone che entrano in situazione di dipendenza, determinando l'emersione di un fenomeno sociale che prima era appannaggio di pochissimi soggetti» commenta Bellio. Paradossale è la compresenza dello Stato, che da un lato incentiva il gioco con la pubblicità e dall'altro si trova a dover curare i cittadini che si ammalano.

Bellio suggerisce 3 correttivi: «Bisognerebbe intervenire sull'ambiente, cioè su accessibilità e possibilità di giocare, ma anche sul meccanismo di funzionamento dei giochi, che è incentivante e non premiante: se spendo 5 euro per un gratta e vinci e vinco 5 euro, in realtà non ho vinto nulla, ho solo avuto un rimborso spese che quasi sempre viene rigiocato.

Non
da ultimo, il “fattore persona”, i cittadini vanno protetti non solo erogando servizi e cure ma anche facendo politiche di prevenzione, un po' come l'immunità di gregge dei vaccini, grazie alla quale i soggetti immunizzati proteggono i più vulnerabili».

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