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Caos in Ascoholding rinvio per la fusione

Scintille e polemiche tra soci privati e sindaci all’assemblea di Pieve di Soligo Passa con l’87% la proposta di non votare le nozze con Ascopiave o con Tlc 

PIEVE DI SOLIGO. Rinvio doveva essere, e rinvio è stato, con l’87% dei voti a favore. L’assemblea dei soci di Ascoholding prende tempo, e fa slittare ogni decisione sulla fusione per adempire alla riforma Madia. Ma la fumata nera arriva dopo due ore di assemblea tese, nervose, con gli schieramenti ancora trasversali ai partiti, e sindaci che gridano “buu buu” quando parlano altri primi cittadini (chiedere a Flavio Domenico Dall’Agnol, che chiedeva di sospendere l’assemblea per cercare un accordo). Non manca quasi nessuno: in sala il 98% delle azioni, e ben 86 soci. E Massimo Malvestio, il socio privato (la cordata di Plavisgas) che ha dichiarato guerra legale ai vertici di Ascoholding, annuncia pubblicamente la contromossa al rinvio: «Se lo fate per attendere il verdetto del Tar sui nostri ricorsi, non c’è il danno grave a muoverci, e quindi non sussiste più la richiesta di sospensiva (già fissate per il 20 dicembre e il 18 gennaio ndr), allora attenderemo il giudizio di merito». Che potrebbe anche avvenire dopo il 23 marzo, in teoria la data entro cui l’assemblea deve decidere se e come fondersi per adempiere alla Madia.

Ed è Marco Serena, sindaco leghista, a correggere il tiro durante la discussione, scavalcando giuridicamente le richieste della leghista Sonia Fregolent (Sernaglia) e della dem Anna Sozza (Maserada) per il rinvio causa attesa del Tar, superando lo stesso ordine del giorno. Al primo punto la fusione in Ascopiave, al secondo quella in altre società del gruppo. Serena cita l’articolo 2501 del codice civile (è il cda a dover presentare ai soci l’eventuale piano di fusione), e manca dunque il requisito essenziale.

Politicamente, oltre che tecnicamente, il rinvio fotografa anche la massima incertezza di un nodo legale che ha finito per far emergere una giungla di orientamenti. «Ci sono ben 12 tipi di delibere diverse, e la metà non si traduce in un orientamento netto e univoco», ha ricordato sostanzialmente il presidente Giorgio Della Giustina. E la conferma è venuta quando il sindaco di Vazzola, Pierina Cescon, e il vice di Colle Umberto, Sebastiano Coletti, hanno accusato Malvestio: «Perché ha fatto ricorso contro le nostre delibere aperte?», e l’avvocato costretto a doversi difendere.

Certo, Lega e parte del centrodestra avrebbero tanto voluto far pesare la maggioranza pro Tlc: con i Comuni orientati per questa opzione, e quelli dello schieramento aperto allele due soluzioni. Hai voglia: per Tlc c’era il 34%% dei Comuni soci , a fronte del 17% pro fusione in Ascopiave (cui va aggiunto l’8,6% di Plavisgas). E forse il fronte Chies, quello delle delibere aperte, ago della bilancia, ha suggerito di non cercare forzature, in questa situazione. Non è passata nemmeno la richiesta di fissare almeno una data: Paolo Galeano, sindaco di Preganziol, la chiedeva a stretto giro, dopo le feste, al più tardi. Niente da fare. Votazione: Malvestio esce («voto inammissibile»), Caerano si astiene, i sì sono l’87%. Non c’è alcuna sorpresa dopo l’ordine di scuderia di Lega e Pd alla vigilia,
con il sostegno dei Comuni forzisti e di area del fronte Chies. Il 12,5% contrario al rinvio vede allineati Borso del Grappa, Cison, Caerrano, Follina, Giavera, Istrana Mansuè Mareno, Pieve, Riese, Roncade, San Vendemiano, San Zenone, Sarmede, Spresiano, Santa Lucia e Trevignano.

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