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Invasione delle slot a Treviso: la strip è lungo il Terraglio

L'azzardo nella Marca: cinque comuni tra i primi sette sono lungo la Pontebbana. Fanno peggio solo Verona e Venezia

TREVISO. Il Veneto ama giocare d’azzardo. L’ex locomotiva d’Italia lascia fortunatamente a Lombardia e Lazio i primi due gradini del podio, anche se il terzo posto in quanto a numero di apparecchi e raccolta (ovvero, i soldi incassati) non è certo positivo e fa capire bene quanto il fenomeno sia radicato nel nostro territorio.

 

A dirlo è "L'Italia delle slot", un’iniziativa dei quotidiani locali del gruppo GEDI in collaborazione con Dataninja. E’ un’inchiesta importante, che fotografa una del ...

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TREVISO. Il Veneto ama giocare d’azzardo. L’ex locomotiva d’Italia lascia fortunatamente a Lombardia e Lazio i primi due gradini del podio, anche se il terzo posto in quanto a numero di apparecchi e raccolta (ovvero, i soldi incassati) non è certo positivo e fa capire bene quanto il fenomeno sia radicato nel nostro territorio.

 

A dirlo è "L'Italia delle slot", un’iniziativa dei quotidiani locali del gruppo GEDI in collaborazione con Dataninja. E’ un’inchiesta importante, che fotografa una delle piaghe sociali più drammatiche del Sistema Italia. Che si tratti di multinazionali, di criminalità organizzata o di filiere pienamente legittime, i guadagni sono vertiginosi per tutta la filiera, dai fabbricatori ai noleggiatori sino ai baristi. 

 

 

Secondo gli indici epidemiologici delle ricerche più recenti – ha reso noto Graziano Bellìo, psichiatra, direttore del Servizio per le dipendenze di Castelfranco – in Veneto i giocatori problematici sono 32.500 e i potenziali malati di gioco patologico sono stimabili tra i 3200 e i 3700. Ma solo la metà di questi si rivolge ai servizi pubblici per chiedere un aiuto a uscire dalla spirale della lupopatia.

 

Slot, l'inchiesta nazionale: 95 miliardi spesi nel gioco d'azzardo

 

Sul fronte regionale, la Marca è al terzo posto nella classifica negativa dei capoluoghi di provincia più inclini all’azzardo, preceduta nell’ordine da Verona e Venezia e al 14° posto della classifica nazionale in quanto a soldi incassati sul territorio. Nel 2016, in provincia gli incassi da slot sono stati pari a 795 milioni di euro. Va leggermente meglio (si fa per dire) sul dato pro capite: nella Marca ogni cittadino ha giocato mediamente 897 euro.

 

Interessanti anche i dati dei comuni al top dell’azzardo, dati pesantemente influenzati dalla diffusione dell’azzardo lungo il Terraglio: lo vedremo più avanti in questa nostra inchiesta. Intanto facciamo un passo indietro e contestualizziamo la situazione del Veneto in un più ampio quadro nazionale.

 

Classifica top 20 comuni della provincia di Treviso
per giocata pro capite

 

Venetoland

 

Il caso Italia. Il nostro Paese vanta un primato europeo non tra i più ambiti, però: una slot machine ogni 143 abitanti, lontanissima da Spagna (una per 245 abitanti) e Germania (una per 261).

 

Leggi: Repubblica: Italia, primato europeo

 

E’ un settore che tira quello del gioco d’azzardo, tanta da raggiungere nel 2016 i 96 miliardi di euro di raccolta – l’insieme delle puntate effettuate – (+8% rispetto all’anno precedente), ripartiti tra slot da intrattenimento (26,3 miliardi), videolottery (23,1), giochi di carte (16), lotto (8) e pronostici sportivi (7,5). Il resto è ripartito tra bingo, scommesse virtuali, giochi a base ippica (ippica e scommesse in agenzia) e a totalizzatore (Superenalotto, Superstar, Eurojackpot, Win for life…). Il leggero calo, invece, la spesa per le lotterie e i gratta e vinci (8,9 miliardi contro i 9 dell’anno precedente).

 


 

Il podio del disonore. Dicevamo del Veneto, terza regione in quanto a giro d’affari. È la Lombardia a guidare la classifica nazionale delle regioni italiane che nel 2016 hanno giocato di più in assoluto su Slot (dette anche New Slot e AWP) e video lottery (Vlt), seguita da Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Piemonte, Toscana, Puglia, Sicilia e Liguria.

 

In Veneto, nel 2016 sono stati giocati più di 4 miliardi e 662 milioni tra slot e video lottery. Quattro milioni e 900mila gli abitanti del Veneto che contano 35.088 apparecchi (29.860 slot e 5.288 Vlt).

 

Ecco la classifica delle Regioni per raccolta (ovvero, i soldi incassati) e apparecchi

 

Classifica regioni in base agli apparecchi per mille abitanti

 

Diversa la classifica per ricavi e numero di apparecchi pro capite: in testa c’è sempre la Lombardia, seguita però in questo caso da Emilia Romagna e Abruzzo. Il Veneto in questo caso è “solo” quarto con una media di 965 euro spesi in slot machine pro capite, ovvero per abitante.

 

Classifica regioni in base alle giocate pro capite

 

Il caso Friuli. Strano a dirsi, il Friuli Venezia Giulia occupa soltanto il 15° posto in classifica per raccolta. E per quanto riguarda i dati a livello provinciale, si conferma una regione in cui si gioca relativamente poco.

 

Il Veneto invece… «Il dato che più ci preoccupa è che il Veneto, pur non discostandosi di molto dal resto del Nord Italia, presenta una maggiore problematicità. Da noi il gioco si manifesta in modo più agguerrito che altrove» denuncia il dottor Graziano Bellio, direttore del Servizio dipendenze di Castelfranco Veneto.

 

Azzardo, in Veneto quasi 33 mila giocatori patologici

 

Va considerata la variabile del numero di apparecchi presenti sul territorio regionale, ben 35.088 tra slot e Vlt, che hanno iniziato a diffondersi con l'avvento del nuovo millennio. Tra le zone più problematiche Limena nel Padovano, Musile nel Veneziano, Belluno e Cortina d'Ampezzo, nonché alcuni comuni a Nord di Treviso.

 

Tre soluzioni. Il dottor Bellio suggerisce 3 correttivi da mettere in atto per arginare la ludopatia. «Bisognerebbe intervenire sull'ambiente, cioè su accessibilità e possibilità di giocare, ma anche sul meccanismo di funzionamento dei giochi, che è incentivante e non premiante: se spendo 5 euro per un gratta e vinci e vinco 5 euro, in realtà non ho vinto nulla, ho solo avuto un rimborso spese che quasi sempre viene rigiocato. Non da ultimo, il “fattore persona”, i cittadini vanno protetti non solo erogando servizi e cure ma anche facendo politiche di prevenzione, un po' come l'immunità di gregge dei vaccini, grazie alla quale i soggetti immunizzati proteggono i più vulnerabili».

 

Le mafie giocano sporco. Il business del gioco ha molte facce: quella dell’azzardo di Stato, ad esempio. Quella delle multinazionali del settore, quella delle migliaia di piccole e medie imprese (modello veneto?) coinvolte nella filiera. E quella delle mafie. Perché alle mafie l’azzardo piace, eccome. E il Veneto è tutt’altro che immune dal fenomeno. Lo spiega bene qui Alessandro Naccarato, deputato padovano del Pd e membro della Commissione parlamentare antimafia.

 

Alle mafie piace l'azzardo, ecco cosa è emerso in Veneto

 

La cinquina vincente, anzi no. Scorporando i dati della nostra inchiesta, scopriamo che cinque province venete si piazzano nella top 20 nazionale per numero di giocate totali: sono nell’ordine Verona, Venezia, Treviso, Padova e Vicenza. Se si tiene in considerazione il dato pro capite, le province venete nella top 20 nazionale sono tre. Spicca il dato di Rovigo, mentre Venezia – con 1067 euro pro capite giocati in slot machine – si colloca al 14° posto su scala nazionale

 

Una manna per baristi. Lasciamo perdere per un momento le statistiche e chiediamoci dove sono concentrate le slot-machine: nelle sale giochi, ovviamente, ma soprattutto nei bar. Per molti esercenti, sono diventate la fonte di reddito primaria, e neppure le spaccate (che provocano danni ingenti, a prescindere dal bottino eventuale) costituiscono un deterrente sufficiente.

 

La posizione della categoria la spiega Filippo Segato, presidente di Appe Padova, l’organismo sindacale che rappresenta non solo bar e ristoranti ma anche trattorie, pizzerie, tavole calde, caffè, pasticcerie, gelaterie, birrerie, paninoteche, enoteche, pub, locali da ballo, ristorazione collettiva, catering, banqueting, autogrill, piscine etc.

 

I baristi veneti: ''Senza le slot, molti nostri locali chiuderebbero''

 

Il raffronto. La geografia dell’azzardo in Veneto sembra fatta apposta per sorprendere: la provincia in cui si buttano più soldi nelle “macchinette” è quella di Rovigo (1.933 euro annui per abitante) seguita da Belluno con 1728 euro. Seguono nell’ordine, come vedete nell’infografica qui sotto: Vicenza, Venezia, Treviso, Verona e Padova. Sì, avete capito bene: Padova, intesa sia come capoluogo sia come provincia, è un luogo dove si gioca poco, o meglio molto meno rispetto al resto del Veneto. Di fatto, la metà.

 

Il piano Baretta. La delega governativa ai giochi pubblici è del venetissimo sottosegretario Pier Paolo Baretta, che da mesi sta cercando un accordo con Regioni ed Enti locali per la “rottamazione” di 142.649 macchinette, portando l’intero parco macchine a 264.674 macchinette dalle attuali 407.323.

 

Il Governo vorrebbe toglierne circa la metà da bar e tabaccherie: dalle attuali 229mila a 125mila. Secondo lo scenario ipotizzato dal Governo, in Veneto il numero di apparecchi è salito dai 31.786 censiti a fine luglio del 2015 ai 34.228 a fine 2016. Alla fine di quest’anno sarebbero dovuti scendere a 22.250. Ma la questione è tutt’altro che un capitolo chiuso: QUI trovate gli ultimi aggiornamenti sulla materia.

 

Classifica delle province del Veneto
per apparecchi per mille abitanti

 

Classifica delle province del Veneto per giocate pro capite

 

Effetto Veneto. Giovanni Endrizzi, padovano, capogruppo del M5s al senato, calcola che nel solo 2016 il Veneto ha bruciato oltre 7 miliardi di euro in azzardo: “Miliardi di euro che finiscono in un settore ben poco produttivo anziché nell’economia reale danneggiando commercio e l’indotto di piccole imprese virtuose. In Veneto in pratica si ha una spesa pro capite a famiglia pari a 3.309 euro a famiglia l’anno, 275 euro mensili. Se si considera che per l’Istat la spesa mensile pro capite delle famiglie venete nel 2016 era pari a 2.673 euro risulta che più del 10% viene bruciato nel tentar la sorte”.

 

Endrizzi M5s: catastrofe slot, in Veneto bruciati 7 miliardi in un anno

 

I numeri vanno ovviamente interpretati: qui si parla di macchinette Vlt (le videolottery da sale gioco) e Awp, che sono le più diffuse, quelle che si trovano nei tabacchini e nei bar, ma non di scommesse e di altre forme di gioco. Ma certo è che contro il dilagare delle slot si sta rivelando preziosa – anche se non sempre vincente – l’azione di contrasto promossa dalle amministrazioni comunali, che in provincia di Padova, più che in tante altre, stanno tentando di costruisce un argine, fissando regole molto severe, a volte anche troppo visto che poi il Tar finisce per bocciare le ordinanze dei sindaci e restituire piena libertà di azione alle sale gioco.

 

Secondo Fabio Bui, vicepresidente della Provincia e sindaco di Loreggia, i sindaci hanno un ruolo importante nel fronte no-slot.

 

Bui: i sindaci combattono le slot, ma hanno le mani legate

 

IL DORMITORIO NON E’ UN JACKPOT. Il tunnel dell’indigenza inghiotte sempre più italiani tra padri separati, ludopatici, alcolisti e persone piegate dalle difficoltà della vita.

 

Francesco Vendramin è il responsabile del dormitorio e mensa della Caritas che si trova in via Mameli all’ex scuola Edison a Marghera e che ospita 24 persone ogni notte e altre 40 che si sommano per poter fare colazione e cena.

 

«La nostra struttura in questo momento» dice Vendramin «evita che nel periodo invernale le persone finiscano a dormire all’aperto rischiando di morire assiderate. Di circa una sessantina di ospiti fra fruitori del dormitorio e della mensa Caritas all’ex Edison, circa la metà sono stranieri. Tanta gente che ha perso il lavoro e che non ha i soldi per trovare un alloggio. L’altra metà invece è fatta di ospiti italiani fra i quali sono in aumento i padri separati, chi è caduto nel gorgo delle macchinette mangia soldi, e chi ha perso tutto a causa di una situazione famigliare complicata o a causa dell’alcol o droga».

 

Casinò, le 603 Slot valgono metà del fatturato. Non rientrano nel report Slot Invaders  -  le case da gioco godono di una legislazione speciale e fanno capo al ministero dell’Interno - ma per completare il quadro delle slot presenti nel territorio veneziano bisogna includere anche quelle del Casinò di Venezia.

 

Attualmente il parco slot della Casa da gioco ne comprende 603 di cui  502  nella sede di Ca’ Noghera, vicino all’aeroporto Marco Polo, e 101 nella sede storica di Ca’ Vendramin Calergi, affacciata al Canal Grande. Rispetto alle slot delle sale bingo o dei bari quelle del Casinò restituiscono una percentuale molto più alta della somma giocata da clienti, una percentuale compresa tra il 95 e il 98%.

 

Si può giocare da un minimo di un centesimo di euro fino a puntate multiple con una base di 10 euro e puntate massime da 500. Da alcuni anni ormai il parco slot rappresenta una fetta molto importante sul totale degli incassi. Per capirlo basta guardare l’ultimo bilancio disponibile.

 

Il Casinò di Venezia ha chiuso il 2016 incassando più di 102 milioni e 600 mila euro, di cui oltre 51 milioni sono arrivati dal settore Slot. Non è un caso quindi che la Casa da gioco sia al lavoro per potenziare questo settore, e attrarre nuovi giocatori.

 

Come? Con slot che nella grafica e nel gioco strizzano l’occhio ai consumi culturali di specifiche categorie di clienti, ispirandosi ad esempio a serie di successo mondiale come “The walking dead” e “Game of thrones” con l’obiettivo di contrastare il gioco online, vero competitor delle sale da gioco. Tra le ultime inaugurate ci sono le slot ispirate a Willy wonka e la fabbrica di cioccolato e le Slot sphinx 4d, inaugurate a metà novembre.  Slot in 4d che, con una serie di schermi, avvolgono il giocatore dandogli l’impressione di essere proprio all’interno del gioco.  

 

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Le mappe

 

Apparecchi per mille abitanti nei comuni del Veneto

 

Giocate pro capite nei comuni del Veneto

 

 

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Inchiesta coordinata da Paolo Cagnan. Hanno collaborato: Alessandro Abbadir, Leandro Barsotti, Marianna Bruschi, Cristiano Cadoni, Valentina Calzavara, Federico Cipolla, Francesco Furlan, Daniele Maccagnan, Martina Mazzaro, Giovanni Monforte, Eugenio Pendolini, Fabiana Pesci, Lorenzo Porcile, Enrico Pucci, Martina Reolon, Dino Tommasella, Valentina Voi.