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Il Barcone del Sile torna a galla in laguna

Dopo oltre due anni di chiusura sarà portato a Fusina. Il ristorante sarà riaperto da una coop di disabili

Avrà una nuova vita e una nuova bellissima storia il Barcone sul Sile. Inizierà il 18 dicembre prossimo quando la Trasmar avvierà il lungo lavoro per rimorchiarlo fino ai cantieri tra Marghera e Fusina scivolando lungo le anse del fiume fino a Portegrandi, e da lì verso Torcello e i canali. Il Barcone, per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi anni, ovvero abbandonato, dimenticato all’ormeggio di Ponte dea Goba, non sarà più quello. Ma tornerà ad essere quello che era un tempo, un locale galleggiante, curioso e particolare soprattutto perchè al suo interno ospiterà un’iniziativa speciale. Finiti i lavori di restauro d’interni, cui verrà sottoposto nei mesi invernali, tornerà a galleggiare come ristorante sull’acqua: a lavorare al suo interno saranno ragazzi e adulti diversamente abili che nel corso degli ultimi anni con la coopertiva “Titoli minori” di Chioggia hanno avviato percorsi di formazione, inserimento, aiuto indirizzati proprio al lavoro e finalizzati all’integrazione in società.

Il Barcone diventerà un ristorante speciale, un’impresa speciale. Il primo a credere nella bontà del progetto è stato Claudio Bertino, storico fondatore della Metalco, la società che fino a qualche anno fa aveva la proprietà dell’imbarcazione data 1905 poi ceduta ad altra società. Rimasto titolare della barca, dopo aver tentato di venderla invano ed essere entrato in contatto con la cooperativa, ha deciso di donarla all’associazione, dando il via ad un progetto che oggi intende coinvolgere anche cooperative di pesca lagunari e non solo. «Da cinque anni stiamo lavorando con ragazzi e adulti disabili lungo percorsi di assistenza al lavoro e i risultati sono stati bellissimi», racconta Valeria Tiozzzo, responsabile della cooperativa, «abbiamo organizzato e gestito eventi per raccolte fondi, ma anche per iniziative di sensibilizzazione. Poi quando ci è stata proposta l’imbarcazione, abbiamo deciso di lanciarci nell’avventura». L’idea è rimettere in acqua il “Barcone” in primavera, riattivando bagni, bar, cucina, tavoli e sedie lungo i 34 metri della vecchia imbarcazione d’acciaio un tempo adibita a trasporto truppe e civili. Poi rimorchiarlo lungo le rive del turismo, si pensa a un ormeggio estivo a Pellestrina (isola di cicloturismo sempre più riscoperta) e uno invernale a Chioggia dove movida e occasioni non mancano anche nei mesi freddi. Ai giovani e agli adulti disabili il compito di gestire la sala, agli chef della Laguna quello di mettere in tavola le loro specialità.

«Un lavoro del territorio, per il territorio» sottolinea la Tiozzo. Non si chiamerà più “Barcone”, né “Sottovento” ma non faticherete a riconoscerlo (anche se si pensa anche di ritinteggiarlo), perché le vecchie linee novecentesche del cantiere Vianello-Moro-Sartori verranno mantenute. Potrebbe tornare a portare il nome che aveva un tempo, quando navigava sulle acque dell’adriatico e della laguna già tra le due guerre, ovvero “Clodia”, «oppure potremmo vararlo ancora con un nuovo
battesimo» ipotizzano da Chioggia ben sapendo che – marineria vuole – per cambiare nome a una barca servirebbe un rito di buon auspicio. Il nuovo futuro equipaggio, intanto, è già un bellissimo investimento sociale.

Federico de Wolanski

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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