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Elezioni amministrative 2018 a Treviso. Manildo a trazione civica «Con noi persone nuove»

Treviso. Il sindaco Giovanni Manildo smussa gli spigoli di sinistra della coalizione e guarda al centro. In Treviso Bene Comune l’unico partito sarà il Pd: «Conta lo spirito di gruppo» 

TREVISO. Elezioni comunali 2018, il sindaco Giovanni Manildo martedì sera, di fatto, ha dato ufficialmente il via alla campagna elettorale, con la cena al Pala Borsa. Era presente molta della cosiddetta società civile. E c’era molta voglia di “civiche”. Intese come liste. Insomma, la coalizione di centrosinistra Treviso Bene Comune, per la sfida alle urne del prossimo anno contro Lega e centrodestra convergenti su Mario Conte (con o senza il supporto di Gentilini), esibirà un profilo diverso dall’attuale, più civico e centrista: l’anima più di sinistra sarà rappresentata da candidati meno dediti al fuoco amico, che andranno a confluire in Impegno Civile di Luciano Franchin. Poi ci sarà la lista del Pd, l’unica di partito, ma anche in questo caso verranno sfrondati gli spiriti oggi più polemici. Quindi scenderà in campo la lista civica personale di Manildo, la civica “Treviso è” di Paolo Camolei e la lista “Trevico Civica” di Franco Rosi, mentre rischia di saltare “Per Treviso” di Ofelio Michielan. «L’ossatura di Treviso Bene Comune», sottolinea Giovanni Manildo, «saranno comunque le civiche, lo spirito civico di Treviso. La prossima coalizione sarà... a trazione civica».

Sindaco Manildo, questo Natale sarà tempo di bilanci: non manca molto al termine del suo mandato.

«È ancora presto per tirare le somme di tutte le cose fatte. Noi stiamo ancora giocando una partita, la nostra priorità per ora è andare fino in fondo al mandato che ci è stato dato dai cittadini. La vera campagna elettorale per me inizia a 60 giorni dalle elezioni. Per tutto il tempo che ci separa da quella data io e la mia squadra continueremo a lavorare con un solo obiettivo: Treviso».



Guardando a questi cinque anni c’è qualcosa che cambierebbe?

«Se guardo indietro posso dire che è stata un’avventura che ha cambiato la vita a me e a tutte le persone che con me hanno lavorato. Fare il sindaco è il mestiere più bello del mondo, il coinvolgimento è totale. Nel 2013 io e gli altri ci siamo candidati con lo slogan “Io come persona”, prendendo a prestito una canzone di Gaber che amo tantissimo. Quell’impegno civico prima ancora che politico non ci ha mai abbandonato perché prima di tutto vengono le persone: nasciamo, viviamo, lavoriamo, cresciamo nel mondo e siamo prima di tutto persone».

Che amministrazione è stata la sua?

«In questi anni ho cercato di amministrare con la logica del buon padre di famiglia. Treviso è la mia famiglia. Ogni scelta, ogni valutazione ha come stella polare il bene dei cittadini. Amministrare è un lavoro complesso che bisogna costruire su fondamenta solide giorno dopo giorno: i primi anni ci sono serviti proprio a questo. Abbiamo posto le basi per un cambiamento radicale. Abbiamo realizzato tanti progetti, ma tanti sono stati avviati e hanno bisogno di un tempo più lungo per essere messi a frutto. Hanno bisogno di un secondo tempo. L’obiettivo è quello di riconsegnare ai nostri figli una città migliore di come l’abbiamo trovata. Abbiamo fatto scelte importanti sull’ambiente, arrivando ad essere tra le città capoluogo con la miglior percentuale di raccolta differenziata, piantando più alberi, inaugurando uno spazio rivolto ai bambini e alle famiglie come la Brat. Abbiamo ridato slancio allo sviluppo turistico grazie all’arrivo degli eventi e delle grandi mostre, rimesso al centro le persone riconsegnando alla città nuove piazze».

Nella città del futuro non ci sono solo i grandi eventi.

«E infatti abbiamo messo mano al sistema della ciclabilità, fermo da tantissimo, dato risposta a problemi, dal risiko immobiliare alla questione dei parcheggi che le precedenti amministrazioni avevano aperto e mai risolto. Abbiamo trovato nuove risorse per i quartieri».

E il sociale? C’è sempre più gente in difficoltà.

«Ci siamo occupati di immigrazione senza tabù e abbiamo salutato con grande favore il cambio di strategia del ministro Minniti. Abbiamo posto delle condizioni severe, fatte di accoglienza con regole e lavoro. La logica è che chi arriva deve stare alle regole del Paese che lo ospita. Nessuno vuole vedere queste persone oziare. Treviso oggi insieme alla sua provincia è una delle città più sicure d’Italia: le politiche che hanno visto l’attivazione del controllo di vicinato e la sottoscrizione del Patto per la sicurezza con la creazione di un sistema interforze hanno dato i loro frutti. E per le fasce più deboli della popolazione abbiamo rivisto il regolamento per l’erogazione del minimo vitale. E ora costruiremo la casa rifugio per le donne vittima di violenza».

Quale sarà il perimetro della nuova coalizione?

«Mi ha fatto molto piacere vedere martedì sera tante persone nuove, tanti rappresentanti della società civile. In questi anni tutti siamo cresciuti e sicuramente siamo cambiati».

E quindi?

«Non escludo che qualcuno scelga di imboccare un’altra strada».

Da boy scout e alpino le parla sempre di spirito di gruppo.

«Perché una squadra funzioni servono competenza, ma anche entusiasmo e capacità di fare gruppo. Credo che il perimetro di una prossima coalizione di centrosinistra, uscendo dalla logica dei partiti, debba avere come punto di riferimento le persone e debba avere una trazione civica che sappia raccogliere l’energia positiva presente a Treviso».

 

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