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Assalti nella Marca: finisce in cella la banda dei bancomat

Treviso. Una «cimice» piazzata dalla polizia in un’automobile rubata e utilizzata per i colpi ha permesso di incastrare la gang

TREVISO. In un garage di Visnà di Vazzola c’era il covo della banda che assaltava i bancomat del Triveneto. Lì, un gruppo di quattro giovani giostrai, finiti ieri in galera su ordine di custodia cautelare emesso dal tribunale di Pordenone, nascondeva le auto rubate e l’esplosivo che venivano utilizzati per gli assalti. All’alba del 24 luglio scorso, gli uomini delle squadre mobili di Pordenone e di Trieste bloccarono un’auto rubata ad Aviano in Friuli, una Bmw M235i, con a bordo Kevin Bosco, 21 anni di Gorgo, ed Alan Cassol, 21 anni, figlio di Albano, il bandito ucciso il 3 febbraio 2015 dal benzinaio vicentino Graziano Stacchio, dopo un colpo fallito in una gioielleria a Ponte di Nanto.

Entrambi furono arrestati per detenzione di un ordigno esplosivo perché nel bagagliaio dell’auto fu trovata una “marmotta” inesplosa con i cavi elettrici inseriti, pronta per essere usata in un colpo successivo. Erano reduci, secondo gli investigatori, dall’assalto fallito al bancomat di Veneto Banca di Albignasego, in provincia di Padova. Quello fu il punto di svolta dell’indagine che ha permesso di sgominare una banda di quattro giostrai che assaltavano i bancomat. Ieri mattina, sono stati eseguiti dalla polizia gli ordini di custodia cautelare nei confronti della banda, alcuni componenti della quale erano agli arresti domiciliari per precedenti reati connessi anche all’operazione. Oltre a Cassol e a Bosco sono finiti in carcere anche Teddy Battistutti, 28 anni di Trevignano, e Sonny Gabrieli, 22 anni di Rosà. Nell’ambito della stessa operazione, il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pordenone Roberta Bolzoni ha emesso la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di Laila Cassol, 43 anni, e Pamela Gabrielli, 21 anni, entrambe residenti a Verona.

L’indagine della polizia di Pordenone e Trieste è iniziata nel maggio scorso da alcuni furti di auto di grossa cilindrata. Auto che gli investigatori sospettavano essere usate per colpi ai bancomat di istituti di credito e postali. All’affiatato quartetto sono stati attribuiti numerosi reati tra i quali gli assalti al bancomat dell'Ufficio Postale di Brugnera (Pordenone), alle colonnine dell’area di servizio Q8 di Torre di Mosto (Venezia), al bancomat di Albignasego (fallito) e al bar Pit Stop di Istrana (fallito).

Ad incastrarli è stata una cimice che gli investigatori erano riusciti a piazzare su una delle auto utilizzate dalla banda per mettere a segno i colpi e che ha permesso di registrare le conversazioni tra i quiattro componenti.

«Gli accertamenti - hanno detto i dirigenti della questura di Pordenone - proseguono perché stiamo ricostruendo altri assalti riconducibili alla stessa banda. Importante anche l’apporto della polizia scientifica. Un lavoro complesso che si è sviluppato con successo».

 

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