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Piave a secco, è strage di piccoli pesci

Allarme ecologico nella zona del ponte tra Nervesa e Susegana. All’origine le secche a monte per le centrali idroelettriche

NERVESA. La riduzione dell’acqua del Piave che scende dalla montagna alla pianura, soprattutto nei fine settimana, provoca il prosciugamento delle pozze più piccole con la conseguente moria dei pesciolini. Il fenomeno è stato notato dai pescatori nella zona del ponte della Priula, tra Nervesa e Susegana, e nella zona vicino all’invaso idroelettrico di Nervesa.

Immagini del disastro ecologico sono state pubblicate sul gruppo Facebook del “Pesca club Nervesa”, presieduto da Marco Casella. La situazione ambientale preoccupa Paolo Cescon, presidente della Fps (Federazione pescatori sportivi) La Piave che riunisce i pescatori di Nervesa, Ponte della Priula e Fontane di Falzè e gestisce la concessione ittico-sportiva dalla congiungente tra osteria “da Mario” via X Armata a Nervesa della Battaglia con il campanile di Fontigo fino a Ponte della Priula in corrispondenza del ponte della linea ferroviaria Venezia Udine.

«La situazione è dannosa per l’ecosistema. Si riducono i pesci delle specie più piccole che vivono nelle buche prosciugate, con loro si riduce anche il novellame (i pesci ai primi stadi di sviluppo dopo la nascita, ndr) e ci sono problemi anche per i microrganismi», spiega Cescon.

Non si sa il motivo della diminuzione della portata d’acqua nei fine settimana, ma la possibilità più accreditata è un trattenimento a monte delle risorse idriche per preservarle, visto lo scarso utilizzo dell’energia idroelettrica da parte delle industrie che sono chiuse in quei giorni. Cescon non vuole accusare nessuno e pone l’accento sulla scarsità dell’acqua. «Ci sono state purtroppo poche precipitazioni e durante l’inverno la pioggia in montagna sarà probabilmente neve e quindi non andrà a rimpinguare il Piave», continua il responsabile dell’ambito di pesca. «Vista la situazione ci sarebbero varie soluzioni come la costruzione di vasche d’espansione o un forte risparmio idrico in agricoltura passando all’irrigazione con i sistemi a goccia», conclude il presidente della Fps La Piave.

A subire la morìa sono i piccoli pesci della famiglia dei ciprinidi come l’alborella, il cavedano e la sanguinerola che vivono anche in buche con pochi centimetri d’acqua. Queste pozze si prosciugano molto facilmente a causa delle asciutte provocate dalla chiusura degli invasi nel Bellunese e questo danneggia tali specie ittiche. Pesci più grandi come le trote e i lucci invece non sono direttamente interessati al problema perché il loro habitat è in acque più profonde.

Il 17 ottobre l’improvviso prosciugamento del torrente Musonello in via Poggiana a Ramon di Loria
aveva provocato anche lì una morìa di pesci. In quel caso il problema era dovuto a dei lavori che doveva eseguire il Consorzio Piave, la questione sul Piave invece dovrebbe essere un problema strutturale da risolvere al più presto per i pescatori e per le persone a cui e caro l’ambiente.

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