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Sofija, si cerca tra Pederobba e Cavaso

Spostato il campo base, domani l’autopsia sul corpo del convivente trovato senza vita in casa: dubbi sulla sua morte e ricerche tra Pederobba e Cavaso

CORNUDA. Si concentrano su Onigo di Pederobba le ricerche di Sofija Melnik, la quarantatreenne ucraina sparita da ormai più di 15 giorni e compagna di Daniel Pascal Albanese, l’uomo trovato senza vita tra sabato e domenica nel suo appartamento di Cornuda. Il sospetto a questo punto è che l’auto fatta trovare sulla strada che porta a Forcella Mostaccin possa essere in realtà un depistaggio e che il corpo della donna possa invece trovarsi da un’altra parte. Per questo le forze dell’ordine hanno deciso di spostare il campo base a Pederobba dove le ricerche proseguiranno senza sosta nei prossimi giorni.

Da ieri mattina si sono spostate nella zona di Pederobba e Cavaso del Tomba le ricerche di Sofija. Il campo base è stato fissato di fronte al magazzino comunale a Onigo e alle diverse squadre sono state affidate le rispettive aree di indagine. Sul posto, assieme ai vigili del fuoco e ai volontari della Protezione civile, anche il Soccorso alpino della Pedemontana del Grappa con il Centro mobile di coordinamento. Ieri è stata perlustrata la Val Cavasia fino a risalire il Monfenera e il Monte Tomba, i canali e tutta la zona collinare, senza purtroppo alcun riscontro.

Per domani mattina è invece prevista l’autopsia sul corpo dell’uomo che dovrebbe iniziare a fare finalmente un po’ di luce sull’altro grande mistero di questa vicenda: la morte di Daniel Pascal Albanese. Il sostituto procuratore che sta coordinando le indagini, Giulio Caprarola, ha infatti chiesto all’anatomopatologo di appurare se nel corpo dell’uomo ci siano o meno tracce di veleno o di farmaci che possano avergli fatto perdere conoscenza.

Vanno in questa direzione anche le richieste dei genitori di Albanese che erano venerdì in tribunale insieme all’avvocato Antonio Petroncini per chiedere che venga fatta chiarezza su una morte che di giorno in giorno assume sempre più i contorni del mistero. «Chiedono che venga chiarita la verità», sottolinea il legale, «aspettiamo di vedere cosa emergerà dall’esame tossicologico. Mentre per tutte le altre ipotesi circolate in questi giorni preferiamo non esprimere commenti».

La donna risulta scomparsa da casa dal 15 novembre scorso, mentre l’uomo è stato trovato morto, appeso ad una corda, nella sua abitazione, domenica scorsa. C’è una relazione tra i due fatti? Per capirlo la procura ha appunto aperto un fascicolo. «Al momento», ha spiegato il capo della procura Michele Dalla Costa, «non sono stati riscontrati reati che permettano di legare la scomparsa della donna ucraina con il suicidio dell'uomo di Cornuda. Per lei sono state attivate le ricerche ed in attesa di avere riscontri non si può far altro che attendere l'esito delle stesse. Mentre per indagare sul conto di lui è stato necessario aprire un fascicolo ipotizzando il reato di istigazione al

suicidio. Ciò ci ha permesso di porre sotto sequestro l'abitazione e l'automobile dell'uomo. Stiamo indagando a 360 gradi e nulla è escluso: nemmeno che la donna si sia volontariamente allontanata. Finché non la troviamo, ogni ipotesi rimane aperta».

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