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Il mercato del lavoro a Treviso: più posti, ma precari

Treviso. Oltre seimila posizioni in più. La Cgil: «Troppo tempo determinato, tirocini e part time imposto»

TREVISO. Il mercato del lavoro nella Marca, segnando un +21,4% nel periodo settembre 2016/2017, è in ripresa. Il dato, tradotto in numeri, significa ben 136.400 assunzioni alle quali, però, fanno da contraltare le cessazioni che anch’esse segnano un’avanzata rispetto all’anno precedente di ben il 23.6%. Il saldo, comunque, è positivo per 6.400 nuovi posti di lavoro. «Questo significa», sostiene il segretario generale della Cgil trevigiana, Giacomo Vendrame, «che il mercato del lavoro si è riattivato ma si è riattivato sia in entrata che in uscita».

Su 100 assunzioni, almeno 11 sono contratti a tempo indeterminato e il restante risulta diviso fra contratti determinati, apprendistati e di somministrazione. Il 30% circa di queste ultime tre tipologie si traduce, solo successivamente, in contratti indeterminati. «Il dato del 30% non è negativo ma di certo non soddisfa», ha proseguito Vendrame. «Siamo di fronte a un mercato nuovamente fragile sotto il profilo della qualità dei rapporti di lavoro». Emergono aspetti particolari che risultano importanti per comprendere la vera situazione del lavoro a Treviso. «Il tempo indeterminato è in forte crescita, ma su 100 assunzioni stabili circa 30 risultano con tipologia “part-time”», ha sottolineato Vendrame. «Il part-time è una grande opportunità di conciliazione vita/lavoro ma a livelli di come li stiamo vedendo in quest’ultimo periodo non è detto che siano tutti volontari. Anzi, la misura che stiamo avendo nel territorio è che a volte ci sia imposizione da parte del datore di lavoro, avendo così una maggiore flessibilità rispetto a contratti a tempo pieno».

Un altro dato non positivo da sottolineare è come i contratti determinati abbiano sempre più durate brevi. Dal report stilato dalla Cgil, infatti, emerge che a Treviso su 100 contratti a tempo determinato, ben il 29.1% hanno durata di un mese e soltanto il 18,7% va oltre i sei mesi.

Sotto la lente anche i contratti di tirocinio. «A Treviso, nel solo terzo trimestre del 2017 siamo quasi a livelli dell’intero 2008. I tirocini», ha proseguito il segretario Cgil, «stanno registrando un vero boom. Anche qui, su numeri così consistenti bisogna stare particolarmente attenti perché senza una effettiva trasformazione in contratti solidi siamo in presenza di un uso strumentale di questa modalità di formazione. Saremo pertanto inflessibili nel monitorare la situazione».

A completare il quadro è il dato demografico. In particolare: quello che dà preoccupazione sociale ma anche lavorativa sono i numeri della popolazione trevigiana in fascia d’età compresa fra i 16 e i 35 anni rispetto al 2007: quasi trenta mila persone in meno. «E’ evidente che essendoci meno giovani, qualche tensione sotto il profilo del mercato del lavoro si crea. Non è vero che i giovani non hanno voglia

di fare gavetta, ma il punto vero è che il loro ambito di intervento è il mondo e vanno dove ci sono migliori condizioni salariali e di vita. I giovani vogliono fare la gavetta avendo la garanzia che al termine c’è il posto di lavoro per quello che meritano».

 

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