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«Ho ucciso papà», ma il giudice scarcera l'antropologo di Oderzo

Oderzo. L’antropologo Carlo Frisiero è uscito dalla cella. Il fratello Stefano: «Adesso aspetto che lui mi chiami»

ODERZO. È stato scarcerato, Carlo Frisiero, lo psicologo-antropologo opitergino di 44 anni che, l’11 novembre scorso, si presentò nella caserma dei carabinieri di Bologna Centro per confessare l’omicidio del padre Luciano Nino, ex negoziante, morto in casa il 24 settembre del 2016. Non ci sarebbero, al momento, riscontri investigativi che ne giustifichino la sua detenzione in carcere, secondo la procura di Treviso, diventata, per competenza territoriale, titolare nelle indagini. Alle ore 16.30 di ieri pomeriggio, dunque, Carlo Frisiero è tornato in libertà, varcando il cancello del carcere di Bologna.

Il fratello dell’antropologo, Stefano, noto elettricista di San Polo di Piave, ha accolto con soddisfazione la notizia della scarcerazione del fratello, comunicatagli dall’avvocato Maria Antonietta La Sala del foro di Bologna: «L’ho sempre creduto innocente. Non capisco cosa gli sia passato per la testa nel dire quelle cose anche se ho un sospetto che non dico». Ma poi, con il passare delle ore, alla soddisfazione per la scarcerazione del fratello, l’elettricista di San Polo di Piave è stato assalito dalla preoccupazione. «Sto ancora aspettando una telefonata da mio fratello. So che è uscito alle ore 16.30 ma non mi ha ancora telefonato. Sono un po’ preoccupato per lui. In questi giorni ho cercato di mettermi in contatto.

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Ho fatto varie richieste di poterlo visitare in carcere, ma non me le hanno mai accolte. Ed ora sono qui che sono in pensiero per lui. Attendo una sua telefonata per andarlo a prendere». Secondo le prime indiscrezioni, la decisione di scarcerare Frisiero l’avrebbe presa il gip del tribunale di Treviso su richiesta della procura, perché nel corso delle indagini non sarebbero emersi riscontri tali da giustificare la detenzione in carcere dell’antropologo opitergino. A non aiutare le indagini è il fatto anche che la salma di Luciano Nino Frisiero, ex negoziante opitergino, deceduto ufficialmente per cause naturali, non può dare alcuna indicazione visto che il cadavere fu cremato dopo il funerale. L’antropologo reo-confesso si era presentato nella caserma dei carabinieri di Bologna Centro per costituirsi esattamente due settimane fa. Il 44enne opitergino aveva chiesto di parlare con il comandante e poi si autoaccusò per scacciare, a suo dire, i rimorsi che lo continuavano a tormentare da tempo. «Ho ucciso mio padre, un anno fa, ad Oderzo», spiega. «Non era una morte naturale ma in realtà un omicidio».

E raccontò ai carabinieri come, a suo dire, avrebbe ucciso il padre. L’anziano, cardiopatico e sofferente, su disposizione dello stesso medico di base, a causa di problemi di deglutizione, doveva essere alimentato con liquidi. In pratica, secondo la testimonianza dello psicologo opitergino la mattina del 24 settembre 2016, gli avrebbe somministrato un “boccone” più consistente per farlo soffocare. A nulla sarebbe poi valso, l’intervento dei sanitari del 118. Ieri il nuovo colpo di scena con la scarcerazione dell’antropologo.


 

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