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Il giudice stanga la banda dei furti

Dieci anni di reclusione a un polacco e 6 anni e 4 mesi a Michele Hudorovich, protagonisti di una fuga con schianto

Nell’agosto scorso si resero protagonisti di una fuga rocambolesca a bordo di una Fiat Seicento, rubata in provincia di Udine. La loro automobile, braccata da una volante della polizia, in un confronto impari per potenza di motori, si schiantò in viale Brigata Marche, dopo un breve ma spericolato inseguimento. I due passeggeri, Michele Hudorovich, 34 anni di Udine, e Damian Piekarski, 28 anni, un polacco senza fissa dimora, furono arrestati con una sfilza di reati: dalla resistenza a pubblico ufficiale alla ricettazione dell’auto usata, dal possesso di arnesi atti allo scasso, trovati nel bagagliaio della Seicento, al furto aggravato in abitazione. Il giudice delle udienze preliminari Angelo Mascolo ha usato la mano pesante nei confronti dei due imputati: una vera e propria stangata, se si pensa che entrambi sono stati giudicati in rito abbreviato, un processo che si basa sugli atti d’indagine e prevede uno sconto di un terzo della pena. Piekarski (difeso dall’avvocato Alessandra Nava) è stato condannato a 10 anni di reclusione mentre Hudorovich (difeso dagli avvocati Paolo Bottoli e Massimo Cescutti) a 6 anni e 4 mesi. I legali hanno preannunciato ricorso in Corte d’Appello.

La vicenda risale alla notte tra il 15 e il 16 agosto scorso. Teatro dell’inseguimento le strade tra i quartieri di Fiera e Selvana. Poco dopo le 2.30 di quella notte, una pattuglia della squadra volante intercettò un’auto, una Fiat Seicento, con a bordo due persone. Si trattava di un ’auto rubata che all’alt della pattuglia non si fermò. Ne scaturì un inseguimento con i due banditi che, non potendo superare in velocità la “pantera” della polizia, cercò di confonderla spostandosi da una via all’altra fino ad andarsi a schiantare in viale Brigata Marche. Un inseguimento non privo di rischi, tutto all’interno di zone residenziali, per fortuna poco frequentate dato l’orario, e infatti conclusosi con lo schianto dei fuggitivi, che nell’impatto, non riportarono alcuna conseguenza fisica nonostante la velocità sostenuta. A quel punto, mentre il conducente rimase incastrato nell’abitacolo, il passeggero, Hudorovich, cercò di darsela a gambe, ma fu bloccato dagli uomini di una seconda volante di rinforzo, allertata durante l’inseguimento.

I due, dopo essere stati identificati, non risposero alle domande degli agenti, ma fu sufficiente un’ispezione all’interno dell’auto, rubata 10 giorni prima a San Pietro al Natisone, per capire l’attività dei suoi occupanti. Nella Seicento infatti furono rinvenuti, oltre ai “classici” arnesi da scasso, anche vari orologi, monili, documenti (compreso un passaporto cui era già stata rimossa la foto originaria),
macchine fotografiche, computer, e molti altri oggetti di un furto “fresco” avvenuto in due abitazioni contigue di via Faè a Portobuffolè. Per tutti quei reati contestati dalla polizia, il giudice ha stangato i due ladri con due pesantissime condanne.

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