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Valdobbiadene, Report insiste sul Prosecco: Zaia: «Ma io non ho vigne»

Valdobbiadene. A un anno dalla prima inchiesta, Rai 3 ha riaperto ieri sera il caso pesticidi Intervista al presidente del Veneto: «Nessun interesse personale nel settore»

VALDOBBIADENE. Esattamente un anno fa le colline del prosecco entrarono nelle case di moltissimi italiani non per la bontà dei loro prodotti ma per l’incubo pesticidi che attanagliava le famiglie residenti vicino ai vigneti delle bollicine di Marca evidenziato da Report, la trasmissione di Rai 3. Il clamore fu grande, come l’ondata di polemiche che videro in campo ambientalisti, comitati, esperti, vignaioli, produttori. Furiosi i rappresentanti dei consorzi che accusarono Report di aver rappresentato una realtà che non esisteva più. «Sono rimasti fermi al 2012, da allora è cambiato tutto, e i pesticidi sono stati dimezzati» dissero.

Era il novembre 2016. Ieri sera Report è tornata tra le vigne di Marca e l’ha fatto ripercorrendo i filari e i nodi della battaglia legata alle coltivazioni di Prosecco, al glifosate, ai pestici in genere, mostrando immagini di macchinari per l’irrorazione delle viti in azione e intervistando le famiglie residenti vicino ai vigneti, che hanno testimoniato come, a detta loro, poco sia cambiato in quest’anno malgrado i due consorzi che regolamentano la produzione, Doc e Docg, si siano dotati di regolamenti più restrittivi in materia di fitofarmaci.

E lo hanno fatto, stavolta, anche andando a suonare ai piani alti della Regione, nell’ufficio del presidente Zaia a cui Report ha chiesto conto dei numeri, degli aumenti di coltivazione concessi, ma soprattutto della “voce” che circola tra le colline: quella che racconta di uno Zaia interessato personalmente al successo delle bollicine trevigiane per via di una società terza, in cui lui non compare, ma che farebbe capo proprio al presidente del Veneto. Zaia, ha reagito attaccando: «Diamo un premio a chi riesce a dimostrare queste stupidaggini. Chi mette in giro queste voci è un cialtrone, fatemi i nomi e li denuncerò. Io non ho terra, miei genitori hanno due ettari e mezzo di terreno ma non sono assolutamente coltivati a Prosecco».



Report ha dato voce, come aveva fatto l’anno scorso, ai comitati, come quello delle Rive Sane Colle Umberto: «Noi non siamo contro il prosecco» dice la referente Lara Casagrande intervistata, «siamo contro l’intensificazione e l’utilizzo smodato del territorio, una modalità che non è lungimirante e non guarda al futuro». Timori e preoccupazioni anche da altri abitanti delle colline che sognano l’Unesco, e che ancora temono i pesticidi vedendo irrorare le vigne anche a bordo strada e vicino alle case. Torna in auge la storia del borgo disabitato per paura dei fitofarmaci (in realtà smentita già mesi fa), e le proteste della Life.

E proprio ieri, forse immaginando l’effetto della messa in onda dell’inchiesta di Report, il consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Docg, ha deciso di mettere nero su bianco alcuni elementi a dimostrazione dle loro impegno per natura e ambiente (non va dimenticato infatti che le colline del prosecco si stanno giocando la tutela e la promozione di “sito patrimonio Unesco”). «Il nostro codice di autoregolamentazione è più rigido delle leggi vigenti» spiega il Consorzio, «14 comuni su 15 hanno reso obbligatorio il rispetto del protocollo vitivinicolo effettuando controlli e applicando sanzioni. Il lavoro effettuato negli hanno ha reso il territorio di coltivazione un bio-distretto».

E a chi critica la prosecchizzazione delle colline e della loro natura il Consorzio replica: «Solo 50 ettari in più nel 2017, in tutto 7549 ettari contro 11 mila di prati e bosco», con l’assicurazione di controllare l’operato dei produttori».

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