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Italia e Usa onorano il soldato trucidato

Guglielmo Olivotto da Nervesa, ucciso da poliziotti che odiavano gli italiani quando le vittime del razzismo eravamo noi

NERVESA DELLA BATTAGLIA. Settantatré anni dopo la sua morte, i rappresentanti di quell’Italia che era andato a difendere in Tunisia - e che non l’ha difeso dalla ferocia dei militari americani che lo credevano un traditore - si sono per la prima volta messi ufficialmente sull’attenti davanti alla sua tomba, adornata di corone tricolori.

È una sfortunatissima storia di guerra, di odio e anche di razzismo, quella che si è ricordata a Fort Lawton, Seattle, il 4 novembre scorso. Ossia nella località dove il 15 agosto 1944 fu ritrovato linciato e impiccato il corpo dell’autiere Guglielmo Olivotto, nato a Nervesa della Battaglia nel 1911, catturato in Tunisia nel 1942 e confinato negli USA, dove – dopo l’8 settembre 1943 – indossò la divisa dell’Italian Service Unit dell’Us Army. Della sua brutale morte furono ritenuti colpevoli 28 soldati di colore condannati dalla corte marziale americana a 200 anni complessivi di carcere e a una vita segnata dal marchio dell’infamia. Processo che nel 2007 fu annullato, riabilitando i colpevoli (oramai quasi tutti deceduti) perché gravemente inquinato per difendere i veri assassini: poliziotti militari bianchi che “odiavano gli italiani”, come si legge negli atti del processo stesso.

Ma se la Giustizia americana ha impiegato 63 anni per stabilire la verità, senza peraltro poter più dare un nome all’assassino del giovane Guglielmo, tempi ancora più lunghi sono stati quelli occorsi perché la su tomba ricevesse i doverosi onori militari, che pochi giorni fa gli sono stati resi per la prima volta, grazie allo spontaneo intervento del tenente Renzo Carlo Avanzo, a nome della sezione di Vicenza-Bassano dell’Unione nazionale Ufficiali in congedo d’Italia (Unuci). Venuto a sapere dell’abitudine della comunità italo-americana di Seattle di rendere omaggio alla tomba di un soldato italiano, il tenente Avanzo ha compiuto approfondite ricerche per scoprire che si trattava di una tomba che la stessa comunità italiana ha spontaneamente realizzato per lui, originariamente sepolto assieme agli altri soldati americani nel cimitero militare, provvedendo a riesumare la salma e a dargli una sepoltura in stile europeo con una colonna mozza, un piccolo tricolore inciso e un recinto con catene. E sulla quale mai, prima d’ora, un’autorità ufficiale italiana aveva posto un fiore. A dire il vero, fino a poco tempo fa nel database di Onorcaduti la morte di Olivotto era stata catalogata come «incidente», in linea con la malcelata volontà di allora di difendere l’onore della polizia americana. Solo recentemente e solo grazie alla militare caparbietà del tenente Avanzo e del primo capitano Luciano Zanini, portavoce di Unuci che lo ha affiancato nelle ricerche, il ministero della Difesa ha provveduto a togliere quella definizione dalla banca dati dei caduti e dei dispersi delle guerre mondiali. Ma Avanzo non si è limitato a questo, e nei primi giorni di dicembre è partito per Seattle con Zanini e con Scerlina Guglielmina Olivotto, nipote del soldato di Nervesa, ancor oggi residente nella Marca (a Casier). Ad attenderli per una sentita cerimonia di onoranze al militare italiano c’erano il tenente colonnello dei carabinieri Luigi Bramati in rappresentanza del ministero della Difesa e il console onorario a Seattle Franco Tesorieri, nonché una folta rappresentanza della vivace comunità italiana locale. Anche il governatore Luca Zaia ha voluto essere idealmente presente inviando un messaggio letto durante la cerimonia, nel quale ha ricordato come Olivotto è «morto lontano dalla nativa Nervesa perché ha scelto di continuare il suo dovere con lealtà e dedizione». E ora che ha ricevuto il riconoscimento che si merita, a novemila chilometri dal suo Paese, Avanzo e Zanini si stanno già impegnando affinché Guglielmo Olivotto e la sua emblematica storia siano ricordati anche a Nervesa della Battaglia.

Nelle foto la signora che pone i fiori sulla tomba è la nipote di Olivotto, Scerlina Guglielmina (in onore
dello zio) Olivotto, che vive a Casier. Nei saluti militari ci sono nell’ordine da sinistra il console onorario a Seattle Franco Tesorieri, il tenente Renzo Carlo Avanzo, il primo capitano Luciano Zanini e il tenente colonnello Luigi Bramati in rappresentanza del ministero della Difesa.

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