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Perizia psichiatrica sul reo-confesso

La difesa è intenzionata a chiederla. Il fratello di Carlo Frisiero: «Non era lucido quando ha reso quelle dichiarazioni»

ODERZO. La difesa è intenzionata a chiedere una perizia psichiatrica per Carlo Frisiero, il 44enne di Oderzo che sabato scorso, s’è presentato alla caserma dei carabinieri di Bologna Centro, per confessare di aver ucciso, più di un anno fa, il padre infermo con problemi di deglutizione con un “boccone” più denso del solito.

Una delle prime mosse della difesa, anticipate dal fratello Stefano, elettricista di San Polo di Piave, sarà quella di chiedere dunque una perizia per capire se lo psicologo reo-confesso del patricidio fosse capace d’intendere e volere al momento della confessione: «Il legale di mio fratello - spiega - è intenzionato a chiederla, non appena i tempi e le procedure della giustizia lo permetteranno. Io, come tutti coloro che conoscono Carlo, sono convinto che mio fratello non abbia assolutamente ucciso nostro padre. Ci sono gli stessi carabinieri della caserma di Bologna dove è andato sabato ad autoaccusarsi che sostengono di averlo visto in stato confusionale. Non so cosa sia successo a mio fratello. Non so cosa l’abbia indotto a dire quelle cose. Ma sono sicuro che non era lucido e per questo motivo sarà chiesta una perizia».

Com’è noto, tra l’altro, la salma di Luciano Nino Frisiero, ex negoziante opitergino, deceduto ufficialmente per cause naturali, non potrà dare alcuna indicazione visto che il cadavere è stato cremato dopo il funerale e quindi sarà molto difficile, dal punto di vista giudiziario, portare avanti l’accusa sia per quanto riguarda l’ipotesi dell’omicidio sia per quanto riguarda l’ipotesi dell’autocalunnia. Nel primo caso infatti per ottenere una condanna non è sufficiente una confessione, nel secondo caso invece bisogna provare che il fatto non sia mai accaduto.

Nel frattempo in procura a Treviso sono arrivate le carte della confessione dello psicologo opitergino ed ora il pubblico ministero Francesca Torri avrà 20 giorni di tempo per studiarsele e riformulare la richiesta di convalida del fermo disposta dal giudice delle indagini preliminari di Bologna. L’eventuale richiesta di modifica della misura cautelare del carcere, da parte della difesa, dovrà poi essere presentata al tribunale del Riesame di Venezia.

Dunque si allungano i tempi per un’eventuale scarcerazione dello psicologo opitergino. «Purtroppo - spiega Stefano Frisiero - mio fratello non ha nemmeno dei cambi di biancheria in carcere a Bologna. Oggi ho dovuto mandargli un pacco con all’interno degli indumenti. Spero che almeno lo avvicinino a Treviso, così poi potrò anche occuparmi di lui. Certo che questo non ci voleva, ma secondo me, ripeto, mio fratello non era lucido quando ha detto quelle cose».

Tra l’altro, lo psicologo opitergino s’era anche sposato a Milano, all’insaputa dei familiari. «Sposato con una moldava - precisa il fratello - e dopo un po’ separato. Purtroppo nemmeno la moglie può aiutarlo. Forse
anche questo ha influito negativamente sul suo stato emotivo. Mi auguro che questa situazione venga al più presto chiarita in tribunale. Carlo è una persona rispettabile ed il suo posto non è certamente il carcere per un delitto che non ha mai commesso».

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