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Accertamenti sulle parole del fratello

L’inchiesta nata dalla confessione dello psicologo è stata depositata in Procura a Treviso

ODERZO. Sono arrivate in Procura a Treviso le carte dell’indagine sulla morte il 24 settembre del 2016 di Luciano Nino Frisiero, ex negoziante deceduto ufficialmente per cause naturali. Sabato sera si è invece presentato ai carabinieri di Bologna il figlio Carlo, psicologo, per confessare di averlo ucciso soffocandolo con del cibo.

L’inchiesta, affidata al pm Francesca Torri, sarà difficile da portare avanti sia per quanto riguarda l’ipotesi dell’omicidio sia per quanto riguarda l’ipotesi dell’autocalunnia. Nel primo caso infatti per ottenere una condanna non è sufficiente una confessione, nel secondo caso invece bisogna provare che il fatto non sia mai accaduto. Il problema è che il corpo del settantasettenne è stato cremato e nessun accertamento sembra essere possibile.

Martedì mattina il giudice del tribunale di Bologna ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere. Sotto choc i familiari che non credono alla versione dei fatti del presunto omicida reo-confesso che avrebbe ucciso il padre per mettere fine alle sue sofferenze. E forse anche su questo potrebbero concentrarsi alcuni accertamenti. Stefano Frisiero, fratello di Carlo, elettricista e titolare di un’avviata ditta a San Polo di Piave, ha ricevuto la visita dei carabinieri della compagnia di Conegliano, sabato sera ed ha saputo da loro dell'arresto del fratello e della sua confessione. «Voglio subito mettere in chiaro una cosa», ha spiegato, «io non credo a questa storia. Non so cosa sia successo a mio fratello: di sicuro la morte dei nostri genitori, nell'arco di appena due anni, ne ha probabilmente minato la stabilità emotiva». L’uomo spiega come non sia possibile che il fratello abbia ucciso il padre: «In quel periodo - racconta - ci alternavamo nell'assistenza di nostro padre che aveva problemi di cardiopatia e di altri acciacchi fisici dovuti all'età. Su prescrizione dello stesso medico di base, mio padre doveva nutrirsi con sostanze liquide. Non può averlo soffocato. Quella
mattina mio fratello doveva fargli fare colazione. Era stato lui a chiamare i soccorritori. No, mio fratello non può aver ucciso mio padre. Diceva di temere che qualcuno volesse fargli del male. Non vorrei che abbia inventato questa storia per andare in carcere e sentirsi più al sicuro».

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