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Appello di 25 sindaci trevigiani: «Basta voragini, cave sotto il 3%»

Documento dei sindaci di 25 comuni trevigiani nella fascia della ghiaia: «Regione, no a nuovi ampliamenti per i prossimi vent’anni»  

VOLPAGO DEL MONTELLO. Per i prossimi vent’anni nella fascia trevigiana della ghiaia non c’è bisogno di nuove autorizzazioni di cave: è scritto nella relazione tecnica voluta dal presidente della commissione regionale Francesco Calzavara. E pur non essendoci all’orizzonte nuove cave, i sindaci dei 25 comuni trevigiani della fascia della ghiaia hanno chiesto regole rigide nel nuovo piano per le attività di cava.

Riguardano la reintroduzione del limite del 3% del consumo di territorio agricolo, deducendo anche le aree soggette a tutela paesaggistica, aree a parco, aree SIC e simili e la previsione che nel computo del 3% del consumo di suol, si tenga conto anche del terreno delle cave in coltivazione, dismesse e/o ricomposte. Prima si erano incontrati a Trevignano, su iniziativa del sindaco di Volpago, Paolo Guizzo, dove c’è la più alta concentrazione di cave, poi il documento è stato portato dal sindaco di Montebelluna, Marzio Favero, a nome dei suoi colleghi, a Venezia.

Quel famoso 3% è stato infatti più volte dribblato con la motivazione dei compresenza di ghiaia e argilla ma ora i sindaci vogliono che sia reintrodotto anche in questa fase transitoria. Non solo. Altre richieste riguardano sia le procedure di escavazione sia gli introiti per i comuni dalla ghiaia, compresa quella estratta per fare la trincea della Pedemontana Veneta.

I sindaci dei 25 comuni, che sono Arcade, Cavaso, Cordignano, Crocetta, Fonte, Giavera, Istrana, Loria, Monfumo, Montebelluna, Morgano, Nervesa, Paese, Pederobba, Ponzano Veneto, Possagno, Povegliano, Quinto di Treviso, Revine Lago, Roncade, Spresiano, Trevignano, Vedelago, Villorba, Vittorio Veneto hanno infatti chiesto che le procedure di escavazione siano per lotti funzionali fino alla massima profondità prevista dall’autorizzazione prima che possano essere richieste estensioni, inoltre che si riconosca ai Comuni il contributo per l’attività estrattiva anche per la ghiaia di riporto derivante dalla realizzazione della Pedemontana Veneta, se non in fase di conferimento (perché non venne previsto dalla Regione) almeno in quella di uscita, che evidentemente assume carattere commerciale a favore dei cavatori, quale ristoro per il disagio e per i danni al manto stradale causati dal transito dei mezzi pesanti, e che si

riconosca ai Comuni, ora investiti di vigilanza e controllo sulle escavazioni, l’entrata delle sanzioni.

Quanto alle varianti, che vengano ridotte al 5% dall’attuale 20 o 30%. Alla fine dell’incontro è stata data assicurazione che saranno tenute in considerazioni tali indicazioni.

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