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La classifica delle scuole: Treviso in affanno, Castelfranco cresce

Castelfranco in crescita, Conegliano cala, in città diversi segni meno

TREVISO. Tutti i licei, gli istituti tecnici e professionali trevigiani allo specchio del report statistico Eduscopio 2017 elaborato da Fondazione Agnelli, il più grande “Atlante” delle scuole superiori d’Italia che traccia la mappa degli istituti che meglio preparano all’Università. Per la prima volta quest’anno, per quanto riguarda gli istituti professionali, sotto la lente è finita pure la percentuale d’ingresso nel mondo del lavoro dopo il diploma.

Puntando la lente sulle scuole della Marca, al primo posto - divisi per indirizzo di studio - troviamo il liceo classico Flaminio di Vittorio Veneto, lo scientifico Marconi di Conegliano e il linguistico Scarpa di Oderzo. Svetta soprattutto Castelfranco con l’istituto tecnico Martini per il settore economico, il Maffioli e il Galilei per i professionali. Conegliano in vetta con il Cerletti per l’ambito tecnologico e lo scientifico Marconi. Al capoluogo nessun primato, ma tanti buoni piazzamenti. Tra i licei classici trevigiani tiene ben saldo il terzo posto, confermando la posizione del 2016, anche il Canova di Treviso. Con i suoi 150 studenti attuali dell’indirizzo di studi classici resta il più grande liceo classico della Marca: «Se il numero degli studenti di un liceo è maggiore è normale che ci sia anche una maggiore varietà di livelli di competenze» spiega la preside Mariarita Ventura, «missione della scuola pubblica è accogliere tutti gli studenti che sentono la propensione e l’interesse per il tipo di indirizzo scelto. Compito della scuola è quello di essere inclusiva non selettiva. Il diritto allo studio è garantire la formazione e l’istruzione non fare selezione».

Passando dal liceo classico allo scientifico, sul podio - dietro la conferma del Marconi di Conegliano al primo posto - ci sono il Flaminio di Vittorio Veneto, il Giorgione di Castelfranco e il Da Vinci di Treviso. Quest’ultimo con oltre 200 diplomati ogni anno: «Conosco il metodo dell’algoritmo della statistica di Eduscopio che utilizza il voto medio degli esami con i crediti assegnati dalle università – puntualizza Luigino Clama, dirigente dello scientifico Da Vinci – ci sono delle variabili importanti. Come ad esempio l’area di facoltà scelta dagli studenti e la difficoltà». Dati alla mano risulta che ben il 12% tra i neo diplomati del Da Vinci sceglie le facoltà dell’area medica dopo il diploma. Con l’80% che supera il test di medicina.

Nei licei linguistici, secondo sul podio il liceo Duca degli Abruzzi, in ascesa rispetto al 2016: «Il livello della scuola trevigiana è alto se messo a confronto con altre realtà nazionali», afferma la preside del Duca, Antonia Piva. Tra gli istituti tecnici dopo il Cerletti di Conegliano, a indirizzo enologico, e il Martini di Castelfranco, che mantengono salda la posizione del 2016, avanzano gli istituti tecnici Giorgi-Fermi, Planck e Palladio di Treviso. E se l’indagine tiene d’occhio i buoni risultati dei neo diplomati che hanno imboccato la strada dell’Università, la scuola guarda pure al segno positivo relativamente all’ingresso dei neo diplomati nel mondo del lavoro: «Riscontriamo un ottimo risultato anche dal punto di vista occupazionale» sottolinea il preside del Planck, Mario Della Ragione, «tra i diplomati del percorso tecnico che escono con una media superiore al 70, il 100% trova lavoro. La percentuale si abbassa tra il 75 e l’80% per chi esce con una media più bassa. Siamo tornati ai dati pre-crisi e le aziende che assumono sono tutte del territorio». Dopo l’alberghiero Maffioli (per i servizi) e l’Ipsia Galilei di Castelfranco (per l’industria) è l’Ipsia Giorgi-Fermi di Treviso la scuola che più di tutte alza il livello di occupazione dei propri diplomati. A dirlo è la statistica. A confermarlo le bacheche della scuola che pullulano di post-it

con le offerte di lavoro: «Ci sono tante aziende trevigiane del settore meccanico che hanno necessità di lavoratori» spiega il professor Tiziano Bonso, tra i collaboratori del preside, «le ditte che hanno bisogno di lavoratori li cercano a cominciare dalla scuola».

 

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