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Sciopero dei medici, a Treviso chiusi nove ambulatori su dieci

Treviso. Più accessi al pronto soccorso a Oderzo e Castelfranco, utenti costretti a pagare il ticket per avere il certificato medico

TREVISO. Nella Marca, nella prima giornata di sciopero, sono rimasti chiusi nove ambulatori su dieci dei medici di famiglia. La serrata indetta dalle principali sigle sindacali per protestare contro le politiche sanitarie regionali ha registrato una buona adesione, al netto del solito balletto di cifre: 90% secondo Fimmg, 83% secondo Snami (con una punta del 90% nell’ex Usl7), 80-85% secondo l’Usl2. Nei vari pronto soccorsi della Marca, però, disagi contenuti perché molti medici hanno comunq ...

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TREVISO. Nella Marca, nella prima giornata di sciopero, sono rimasti chiusi nove ambulatori su dieci dei medici di famiglia. La serrata indetta dalle principali sigle sindacali per protestare contro le politiche sanitarie regionali ha registrato una buona adesione, al netto del solito balletto di cifre: 90% secondo Fimmg, 83% secondo Snami (con una punta del 90% nell’ex Usl7), 80-85% secondo l’Usl2. Nei vari pronto soccorsi della Marca, però, disagi contenuti perché molti medici hanno comunque visitato i pazienti più gravi. Oggi si replica: l’Usl ha potenziato i pronto soccorsi di Treviso, Conegliano, Castelfranco e Montebelluna con un medico e in infermiere in più.

I numeri. Alle 17 l’incubo code al pronto soccorso è tramontato definitivamente con i dati ufficiali comunicati all’azienda sanitaria. La preoccupazione era che in molti, non trovando il proprio medico, corressero all’ospedale, accettando di pagare il ticket di 25 euro per i codici bianchi, per una ricetta o un certificato di malattia. È successo in alcuni casi (qualche anziano ha chiamato direttamente il 118), ma senza mandare in tilt la rete dei pronto soccorsi. Alle 17 di mercoledì gli accessi al pronto soccorso di Treviso sono stati 156 a fronte di una media di 150, a Oderzo 80 anziché 60, a Conegliano 148 (in media), a Vittorio Veneto 76 (in media sono 71), a Castelfranco 100 anziché 80, a Montebelluna 70 (invariati). «Rinforzare i presidi ha aiutato» spiega Francesco Benazzi, direttore generale Usl2, «abbiamo registrato un lieve aumento rispetto alla media, i casi in più sono quasi tutti di utenti che sono andati all’ospedale per un certificato di malattia. Certo, in quel caso bisogna pagare il ticket: non possiamo esimerci dal chiederlo, è previsto dalla normativa nazionale. Avevamo messo in conto anche qualche protesta, ma sono stati tutti educati».

Ricevuti i casi urgenti. Se il pronto soccorso non è andato in tilt è anche perché, secondo i dati ufficiali della Fimmg, il 57% dei medici ha utilizzato almeno una volta il programma informatico per le prescrizioni o i certificati. «Significa che i medici, pur scioperando, hanno ricevuto in ambulatorio i casi più urgenti, senza spedirli al pronto soccorso» spiega Brunello Gorini, segretario provinciale Fimmg, «i medici non sono rimasti a casa, ma si sono messi a disposizione dei loro pazienti spiegando che stanno scioperando per una sanità migliore. Le trattative continuano, ho avuto un incontro con la Quinta Commissione regionale sulla sanità e ho percepito la volontà di tutti di trovare una soluzione, ma il secondo giorno di sciopero è ormai confermato».

«Mai un’adesione del genere». È il commento di Bruno Di Daniel, sindacato Snami, una sigla che nelle prime fasi della vertenza aveva insistito per non arrivare allo sciopero. «Non volevamo generare un disagio ai nostri pazienti» sottolinea Di Daniel, «oggi però è andata bene. Ce lo aspettavamo, vista la partecipazione alle assemblee. Personalmente, ho ricevuto pochissime telefonate: significa che anche le persone hanno compreso e rispettato i motivi dello sciopero. Hanno capito che qui nessuno sta incrociando le braccia per avere più soldi, ma solo per garantire un servizio migliore ogni giorno. Non abbiamo intasato il pronto soccorso e siamo pronti a raddoppiare i turni nei prossimi giorni per recuperare le visite».