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Profughi, a Meduna c’è posto per 12 ma sono in 50

Anche otto nigeriane incinte ospiti di una coop: uomini che vanno e vengono. La sindaca di Meduna, Marica Fantuz: «Stop all’ipocrisia, il fenomeno va denunciato»

MEDUNA. A Meduna, meno di tremila abitanti tra il Livenza e il confine con il Friuli, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Anche perché quasi cinquanta persone, praticamente tutte donne, vivono in una villetta la cui capienza è di 12 persone.

Dallo scorso mese di maggio l’accordo tra Kalamita – titolare dell’immobile – e la Coop Cps ha svuotato una casa alloggio per malati psichiatrici e vi ha insediato dei richiedenti asilo. Un progetto che riguardava anche altri alloggi sempre facenti capo a Kalamita a Fontanelle, Motta e Ormelle e che rientrava in un piano di fusione delle due realtà. Prima dieci arrivi, poi venti, poi trenta, tutte donne di nazionalità africana (Nigeria, Guinea, Mali, Camerun e Costa D’Avorio le nazioni più rappresentate). Adesso sono quarantasette: 43 sono donne, ospitate nella villetta a tre piani di via Verdi, di fronte al supermercato e in pieno centro al paese. Otto di queste sono in evidente stato di gravidanza. Altri quattro richiedenti asilo, che appartengono alla stessa famiglia (due genitori e due figli), vivono in una adiacente dépendance.

Poi c’è il caso di cui tutti parlano. Le donne, riferiscono in paese, salgono spesso in auto con uomini che vengono a prenderle nei pressi del ponte sul Livenza, a qualche centinaio di metri dalla villetta. Altre prendono tutti i giorni la corriera e vanno a Oderzo, dove nella ex caserma Zanusso vivono circa trecento richiedenti asilo, oppure a Malintrada di Motta, dove c'è una piccola comunità di altri richiedenti asilo. A mettere un punto fermo è il sindaco del paese, Marica Fantuz, 38 anni, leghista, che in qualche maniera rompe coraggiosamente il velo di ipocrisia che circonda il fenomeno .

«All’interno della villetta vi sono 47 persone: 43 donne vivono nell’edificio principale, un nucleo famigliare con due bambini vive invece nella dependance» spiega il sindaco che dopo mesi di richieste è riuscita finalmente a sapere quante persone occupano la villetta.

«Otto di queste ragazze sono in evidente stato di gravidanza - aggiunge – . Per loro provo pena, ma la rabbia predomina sicuramente quando penso alle ingiustizie taciute, nascoste, camuffate. Ingiustizie e disuguaglianze oggettive nei confronti dei cittadini (italiani o extracomunitari che siano). Per fare un esempio, non capisco perchè le coop possono andare in deroga su tutto: secondo la legge, che tutti i medunesi, anche quelli di origine straniera, devono rispettare, in 9 metri quadri dorme una persona, in 14 metri quadri ne dormono due. Secondo la superficie della villetta possono vivere circa una ventina di persone: come possono starcene oltre 40?». E poi c'è l'aspetto più scabroso, quello dei signori dalla pelle chiara che le fanno salire in auto, e dei loro viaggi a Oderzo e Malintrada.

«La coop oltre a prendere l’obolo per l’ospitalità» aggiunge il sindaco «dovrebbe insegnare loro l’italiano, l’educazione civica, le regole quindi del buon vivere comune e di come ci si comporta, ma questo purtroppo non avviene: spesso sono infatti state viste in atteggiamenti non consoni in luoghi pubblici. Poi c’è un altro problema: molti cittadini hanno notato che le ragazze salgono in auto con uomini bianchi che le vengono a prendere appena dopo il ponte per Motta o all’inizio di via Verdi. Magari le accompagnano solo da qualche parte a fare la spesa ma allora perchè non vanno a prenderle direttamente alla villetta? Le ragazze sono state viste coi migranti di Malintrada: le ragazze vanno da loro e loro vengono qua. Stessa cosa a Oderzo: probabilmente si trovano fra connazionali, ma qualcuno controlla cosa succede? Non sono in prigione: dalle 8 alle 20 sono libere di uscire e tutti le possono vedere andare a Motta, in particolare sono state viste a Malintrada dove vive un gruppo di migranti, oppure prendere la corriera per Oderzo e per Treviso».

Ora la misura è colma e il sindaco ha deciso di denunciare pubblicamente questa situazione: «Scriverò alla Prefettura per elencare le mie preoccupazioni e per chiedere ai carabinieri di controllare le auto sospette che caricano queste ragazze a Meduna».

Sottolinea Marica Fantuz: «E se i "buoni" o i "politicamente corretti" pensano di insegnarmi a parlare, agire e magari anche a pensare diversamente sappiano che con me non funziona e che non ho paura di essere smentita quando con convinzione sostengo che se esiste una regola, tutti devono rispettarla; che è innaturale pensare che si possa rimanere buoni davanti ad un'ingiustizia, che è impossibile perdonare e passar sopra a tutto, sempre perchè vorrebbe dire sperare che nessuno si arrabbi davanti a ciò che è razzismo al contrario. Questo penso con convinzione e fermezza e soprattutto a tutela di tutti: della comunità che rappresento e anche delle ragazze momentaneamente ospiti in questo Comune».

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