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I quattro soldati restituiti dal Grappa riposano nel Sacrario

Crespano. Ieri la cerimonia coi canti degli alunni delle medie. Il prete: «Quei ragazzi del ’99 che vivevano di grandi ideali»

CIMA GRAPPA. Centinaia di persone hanno partecipato ieri alla commemorazione solenne dei quattro soldati che il Massiccio ha restituito nell’ultimo anno. Giovani senza nome, senza nazionalità, forse di quella leva del 1899 che l’Italia gettò nella battaglia proprio quando l’esercito si riorganizzò sfruttando le linee del Brenta, del Piave e del Monte Grappa. Giovani che ora potranno riposare assieme ai 23 mila militari le cui spoglie sono custodite nel Sacrario.

Le salme sono state scortate dal picchetto degli alpini fino allo spiazzo dove il parroco di Crespano, don Francesco Mascotto, ha celebrato la messa. Le spoglie dei quattro militari sono state sistemate in piccole urne avvolte dal Tricolore. Sono stati ritrovati due sul Col dell’Orso versante di Paderno, un altro sul Col dell’Orso versante Seren e il quarto rinvenuto in località Finestron a Cismon. Tutti impegnati in battaglie che nessuno ha vinto, perché come ha ricordato il cerimoniere «sul Grappa si è solo resistito favorendo il successivo sfondamento della linea del Piave e poi la vittoria».

Sul Grappa vennero gettati nella mischia migliaia di diciottenni, nati nel 1899. Molti persero la vita, ma il loro arrivo corroborò l’umore dei veterani, fornendo una spinta decisiva per decidere l’esito del conflitto. Al Sacrario è radunato un esercito imponente di soldati di tante nazionalità, che non sono tornati a casa. «Un sacrificio che va onorato e non va dimenticato», ha sottolineato il generale Bonato, «Siamo solo noi italiani a definire Caporetto come una “disfatta”. Un’accezione negativa che va oltre a ciò che accadde. Fu un’enorme tragedia nella storia del nostro Paese e del nostro esercito, ma non fu una disfatta, non più di quelle subite in altre battaglie da francesi, inglesi, russi e rumeni. Da quella sconfitta l’Italia trovò le energie per riorganizzarsi e riprendere la lotta». Al sindaco di Crespano, Annalisa Rampin, è toccato rappresentare tutti i sindaci presenti ieri a Cima Grappa: «È un momento particolare, ancora più sentito perché ricordiamo i caduti di tutta Europa e in più accogliamo questi quattro ragazzi che non hanno avuto la fortuna di vivere la vita che avevano sognato. Ringrazio i tanti che sono presenti. Quelli che non ci sono, evidentemente non sentono l’importanza di questa cerimonia». Gli alunni delle terze della scuola media di Crespano hanno accompagnato la cerimonia intonando l’inno di Mameli e, al termine della funzione religiosa, “Signore delle cime”.

Nell’omelia, don Francesco Mascotto ha messo a confronto quella leva del 1899 che combattè sul Grappa con i coetanei, nati un secolo dopo, che a dispetto del benessere e delle comodità offerte dalla società d’oggi, rischiano di perdersi: «I diciottenni nati nel 1899 furono gettati in una cosa più grande di loro e molti morirono. I diciottenni nati nel 1999 non vanno

al fronte, eppure molti vengono sopraffatti da alcol, droghe sintetiche, vivono una vita parallela annebbiati dai social network, incapaci di un impegno vero e disinteressato nei confronti del vicino o della comunità. E noi adulti non siamo privi di colpe».


 

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