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Vivevano in 24 ammassati in un piano terra, profughi sgomberati a Treviso

Vivevano ammassati in un piano terra, la Prefettura li trasferisce altrove. Il proprietario avrebbe dovuto sistemare il piano terra delle sua abitazione in via Castellana 5, dove ospitava già da tempo fra i 20 e 30 profughi, un quarto di quelli che gestisce nei diversi centri e appartamenti situati nel reticolo fra strada Ovest, Castellana e Noalese.

TREVISO. Avrebbe dovuto sistemare il piano terra delle sua abitazione in via Castellana 5, dove ospitava già da tempo fra i 20 e 30 profughi, un quarto di quelli che gestisce nei diversi centri e appartamenti situati nel reticolo fra strada Ovest, Castellana e Noalese.

Non l’ha fatto, Luigi Gasparetto, antiquario, imprenditore alberghiero e ora a capo di una società che gestisce micro e macrostrutture per l’accoglienza dei migranti, e ne accoglie oltre 120.

Mercoledì un controllo della prefettura - che periodicamente ispeziona tutte le strutture di accoglienza dei profughi nella Marca - ha accertato come non fossero stati nemmeno cominciati i lavori di adeguamento degli impianti e più in generale del piano terra, dove vivevano 24 migranti.

E così, la Prefettura gli ha intimato di procedere all’adeguamento della struttura, immediatamente, e gli ha tolto i 24 migranti, redistribuiti in altri centri dell’hinterland e e della Provincia, soprattutto in comuni dove si è al di sotto dell’aliquota prevista dal protocollo Anci-Ministero dell’interno: 2,5-3 migranti ogni 100 abitanti.

I 24 migranti sono stati prelevati dagli uomini della Prefettura e fatti salire su un pullman, che ha poi provveduto a smistarli negli altri centri individuati dalla Prefettura.

Per quanto spazioso e accogliente, il piano terra dell’immobile di via Castellana (nascosto dalla strada) dove Gasparetto vive con la moglie, non era dunque a norma. Da quanto si è appreso, a Gasparetto non sarebbero state comminate sanzioni (che avrebbero potuto anche costargli l’affidamento dei migranti), ma una sorta di diffida a eseguire i lavori per sistemare la struttura.

Resta da vedere se ci fossero anche aspetti legati alla salubrità, agli standard igienici e ai parametri di affollamento dei vani dove vivevano i profughi, ma da questo punto di vista non ci sono conferme. E’ dunque il mancato rispetto dell’ordine prefettizio di dare il via ai lavori di adeguamento. In ogni caso, fanno notare gli ambienti del settore accoglienza, è un segnale forte che la prefettura vuole dare, sia sul fronte dei controlli sulle stretture, sia come messaggio a società,coop e onlus che gestiscono migranti: siano appartamenti o ex caserme, centri intermedi o ex alberghi, casolari o foresterie, i controlli sono costanti. E non c’è molta tolleranza per chi non si attiene alle disposizioni della Prefettura.

Tanto è vero che la Prefettura avrebbe confermato a Gasparetto che solo l’adeguamento del suo immobile avrebbe potuto garantirgli nuove accoglienze di migranti.

Su questo fronte, più volte il prefetto Laura Lega ha voluto ribadire come i controlli siano puntuali sia sui migranti (dai test sanitari alla documentazione, e poi al vaglio della loro posizione) sia sui partecipanti ai bandi di gara per l’accoglienza, e alla garanzia sugli standard richiesti.

Sull’arrivo dei profughi in via Castellana e San Giuseppe, e lungo strada Ovest, in ogni caso,

non erano mancate le polemiche dei residenti, perché il quartiere ha visto in poco tempo l’insediamento, in diversi appartamenti, ma soprattuto nell’immobile di via Castellana 5 e al grattacielo, e lungo Castellana e Noalese, di circa 130-150 migranti. In una Treviso già strapiena.

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