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Anche la paura rimbomba tra le valli

I residenti della zona si sentono abbandonati: «È la terra di nessuno, dormiamo con un occhio aperto»

MONFUMO. Un tremendo boato che ha echeggiato tra le piccole valli che si snodano attorno all’incrocio tra Via Longon e via Biss. Alcuni hanno sentito il forte tuono, altri ancora non hanno sentito proprio niente a causa della morfologia del territorio collinare, che impedisce in alcuni casi il diffondersi del suono. Un vicino di casa, nei pressi del casolare soggetto all’esplosione, è però trasalito alla mezzanotte e venti: «Uno sparo! Ho pensato subito che fosse lo sparo di mio nipote, sceso in cortile per uccidere un cinghiale», spiega l’anziano signore, «Il tonfo è stato netto, intenso e forte, non avrei mai pensato a una bomba, il mio primo pensiero è andato subito al rumore di un colpo di fucile, secco, intenso e improvviso».

Scendendo per via Longon in molti casolari si è sentito bene il botto. Proseguendo lungo il crinale, il botto ha potuto rimbombare e correre lungo cresta senza trovare ostacoli, facendo svegliare alcune anziane signore dal sonno leggero. «Eccome se abbiamo sentito», raccontano due donne, «io ero sveglia perché ammalata ma non avrei mai pensato a una bomba, ho pensato a una saetta».

È la terra di nessuno, suggeriscono alcune famiglie del piccolo borgo contraddistinto da una piccola chiesetta dedicata a Sant’Antonio che, diroccata, veglia su quella decina di casette che si stagliano in un paesaggio incantato. La terra di nessuno perché se ci si mette in piedi in mezzo all’incrocio tra via Longon e via Biss ci si trova esattamente fra tre comuni: Monfumo, Cavaso del Tomba e Cornuda. «Qui, non ci si fida più di nessuno», spigano moglie e marito, parenti dei titolari della Tenuta Amadio, «di notte i cani abbaiano scatenati, e non per i cinghiali, perché ai cinghiali sono abituati». La terra di nessuno, il far west dei colli asolani: «Siamo lasciati da soli senza protezione; quanto costa mettere una telecamera in quell’incrocio? Voglio sapere quanto costa! Oramai abbiamo paura di tagliare l’erba in giardino, perché questa zona è diventata un viavai di gente sospetta e sconosciuta», spiegano arrabbiati i due. In tre anni i ladri sono entrati quattro
volte in casa e «hanno spaccato tutto, e rubato niente, e questo ci fa sentire veramente impauriti».

Mentre i due parlano, passa in fretta una volante dei carabinieri, forse di passaggio per monitorare la zona a 10 ore di distanza dall’esplosione.

Elia Cavarzan

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