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«Vidori, bloccare la nuova sede», nasce il comitato dei residenti a Vidor

Raccolte già cinquecento firme contro il progetto di trasferimento dell’azienda di lavorazione rifiuti. La società chiede al Comune di poter ripartire con l’attività nell’area non sequestrata dopo il rogo

VIDOR. Oltre 500 ormai le firme raccolte in una dozzina di giorni dal gruppo di cittadini contrari al trasferimento e ampliamento della Vidori Servizi Ambientali di Vidor. Nella petizione, avviata la sera in cui si era svolta la seduta informale pubblica del consiglio comunale al centro polifunzionale di via Palladio, i residenti chiedono, agli Enti preposti, il diniego alla realizzazione del nuovo stabilimento previsto in area agricola e verifiche tecniche sull’impatto dell’attività di smaltimento rifiuti sul territorio.

Sono molti i cittadini che si sono spesi in prima persona nella raccolta “porta a porta” delle firme il cui numero totale viaggia già sull’ordine delle centinaia. La prossima mossa per ufficializzare le azioni di protesta è quella, annunciata pubblicamente, di costituzione di un comitato.

«Stiamo organizzando proprio in questi giorni – conferma un portavoce, membro del gruppo di cittadini oppositori – la riunione per definire la costituzione del comitato contro il trasferimento della Vidori. Quello che non vogliamo è che venga realizzato un nuovo stabilimento in area agricola, ancora più vicino alle abitazioni e in grado di aumentare il volume del materiale di scarto trattato».

Non è escluso che tra le azioni che il nuovo comitato promuoverà ci sia la richiesta al primo cittadino Albino Cordiali di avviare l’iter per l’accesso agli atti sulle verifiche di routine effettuate dai tecnici Arpv negli anni precedenti al 2017. La possibilità era stata presentata nella serata pubblica di venerdì primo settembre dal direttore di Arpa Veneto, Loris Tomiato e già il sindaco Cordiali, che più volte aveva espresso la propria contrarietà al trasferimento della Vidori, non l’aveva esclusa. Il trasferimento della società di smaltimento rifiuti pericolosi e non nell’area agricola adiacente all’attuale stabilimento di via Tittoni, aveva da subito scatenato reazioni avverse non solo tra la popolazione, ma anche tra i sindaci della zona che si erano uniti in un fronte comune.

L’incendio del 18 agosto scorso non ha fatto altro che rafforzare paure e angosce – resistenti nonostante le rassicurazioni di Arpav e Usl 2 - già latenti tra la popolazione. «I sottoscritti cittadini – recita il testo impresso sulla petizione – considerato anche il recente episodio di incendio che ha provocato la dispersione nell’ambiente di diossina e molti altri agenti inquinanti rilevati e in considerazione dell’elevato rischio per la salute delle persone e dell’ambiente, chiedono che non venga concessa l’autorizzazione alla realizzazione del nuovo impianto» in attesa della valutazione di

impatto ambientale. Da una decina di giorni la Vidori ha chiesto l'agibilità al Comune che, una volta recepite le relazioni tecniche sullo stato della struttura a firma di tecnici nominati dall’azienda, la concederà per la porzione non sottoposta a sequestro.


 

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