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Suora legata e picchiata Catturati i due rapinatori

I marocchini avevano aggredito la religiosa a Tonadico (Trentino) il 9 maggio Sono finiti in cella un 25enne residente a Valdobbiadene e il complice di Paderno

VALDOBBIADENE. Due giovani marocchini, residenti nella Marca, sono finiti in carcere per una violenta rapina che era stata messa a segno il 9 maggio scorso in un’abitazione di Tonadico, frazione del Comune di Primiero-San Martino di Castrozza in Trentino Alto Adige. I due sono accusati di aver pestato a sangue una suora laica del paese trentino. Si tratta di Noureddine El Hamzaoui, che vive a Paderno del Grappa, e di Mohammed Et Tahiri, residente a Valdobbiadene, entrambi 25enni. Gli arresti, che sono stati eseguiti su ordine di custodia cautelare del gip Francesco Forlenza di Trento, sono stati eseguiti all’alba di ieri dopo quattro mesi di indagine che sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Cavalese.

La vicenda risale alla mattinata del 9 maggio scorso quando i due marocchini, fingendosi venditori porta a porta, s’erano presentati davanti alla casa della religiosa. Lei, suor Bartolomea, aveva subito capito che qualcosa non andava nelle intenzioni dei due marocchini ed aveva cercato di chiudergli la porta in faccia. Ma uno dei due marocchini mise il piede tra lo stipite e la porta per bloccarne la chiusura: a quel punto il complice si scagliò sulla suora gettandola violentemente a terra. I rapinatori la legarono e la percossero con pugni sulla testa e alle tempie. Suor Bartolomea aveva provato a gridare aiuto ma nessuno l'aveva sentita e così i rapinatori avevano avuto il tempo di aprire i cassetti e gli armadi della casa senza però trovare nulla. Poi fuggirono a piedi a bordo di un’auto posteggiata a pochi metri dalla casa della suora. Per incastrare i due rapinatore della Marca i carabinieri trentini hanno seguito i metodi più classici pedinandoli ed analizzando i dati del traffico telefonico intercorso sui ponti ripetitori che hanno dimostrato la presenza dei due indagati a Tonadico il giorno della rapina ed il loro precipitoso rientro nella Marca dopo il pestaggio e la rapina andata a vuoto. Fondamentali sono state anche le testimonianze raccolte dai militari e la collaborazione dei paesani, alcuni dei quali si erano recati spontaneamente in caserma per fornire dettagli. Grazie agli elementi
raccolti (come la presenza di due nordafricani a bordo di un'Audi A3) i carabinieri hanno potuto concentrare i loro sospetti sui due giovani provenienti dalla Marca.

Una volta raccolti elementi solidi sono scattati gli arresti nei confronti dei due giovani nordafricani.



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