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Marcia "No Vax" a Treviso, Benazzi risponde: «Sono un'arma di prevenzione»

Benazzi ai no-vax: «L’Usl ha un altro dovere»

TREVISO. «Sono per la libertà di scelta. Ma noi come azienda sanitaria abbiamo il compito di stabilire con le famiglie un’alleanza, informandole sulla bontà delle vaccinazioni e promuovendole come strumento di prevenzione. Fondamentale è il rapporto di fiducia tra medico e paziente».

Il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi commenta così l’ampia partecipazione alla manifestazione “no vax” che mercoledì sera ha richiamato a Treviso oltre duemila famiglie. Un corteo che ha sfilato per le vie del centro contro la legge appena approvata alla Camera che reintroduce dieci vaccini obbligatori per potersi iscrivere a scuola. I sieri inseriti nel provvedimento sono quelli contro difterite, tetano, epatite B, poliomielite, pertosse, haemophilus influenzae, morbillo, parotite, rosolia e varicella. I genitori dei bambini da 0 a 16 anni dovranno presentare al momento dell’iscrizione scolastica la certificazione dell’avvenuta profilassi pena il pagamento di una multa che va da un minimo di 100 euro a un massimo di 500 euro. Le vaccinazioni obbligatorie potranno essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute del bimbo a seguito di patologie o deficit immunitari, documentati dal medico. Sempre al curante spetterà il compito di attestare se il bimbo abbia già contratto delle patologie per le quali è prevista la vaccinazione. La partita tra favorevoli e contrari alla legge sull’obbligo vaccinale si gioca su più fronti. Oltre alla famiglie “no vax” a schierarsi contro la legge ministeriale è stata anche la Regione Veneto. Lo scorso giugno l’ente regionale ha impugnato davanti alla Consulta il decreto del governo. Una presa di posizione che il presidente Luca Zaia è tornato a motivare nei giorni scorsi, durante una visita a Borgo Cavalli. «Il nostro ricorso non è contro la vaccinazione ma per la difesa del nostro modello che esiste da 10 anni e si basa sulla non obbligatorietà vaccinale e sulla scelta di dialogare con i genitori», ha ribadito Zaia.

Restando in tema di vaccinazioni, altro fronte caldo riguarda lo scandalo delle “finte profilassi” scoppiato nella Marca a primavera. L’assistente sanitaria trevigiana Emanuela Petrillo è accusata di non aver somministrato il siero a migliaia di bambini tra Veneto e Friuli. La donna, attualmente impiegata allo Spisal, alla Madonnina, è in attesa di conoscere la decisione della commissione disciplinare che l’Usl 2 ha istituito per valutarne la condotta. In ballo ci sono l’ipotesi di una sospensione oppure il licenziamento della lavoratrice “infedele”. «Non abbiamo ancora deciso», spiega il dg Benazzi, «Stiamo continuando a lavorare ma finché non ci saranno gli esiti di tutto non ci muoviamo». A breve dovrebbero arrivare i primi risultati dell’inchiesta avviata dalla Procura di Udine, che si

sta occupando anche del filone trevigiano della vicenda. «Le risultanze del nostro procedimento arriveranno a settembre. I tempi sono lunghi e noi stiamo affrontando con i nostri avvocati il percorso di valutazione», conclude il dg Benazzi, «quando agiremo lo renderemo noto».
 

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