Quotidiani locali

L'intervista al vigilante di Giavera che ha ucciso il giostraio: «Rifarei tutto, ma non sono un eroe»

Parla Massimo Zen, il vigilante che ha ferito mortalmente Manuel Major: «Mi hanno minacciato, sono preoccupato»

GIAVERA. La sua vita è cambiata una notte di fine aprile scorso quando, in una strada di campagna di Vedelago, esattamente a Barcon, spara tre colpi di pistola contro un’auto di banditi in fuga, reduci dagli assalti ai bancomat di tre istituti di credito della Marca. Uno dei colpi ferisce a morte Manuel Major, 37 anni, un giostraio di Giavera. Da allora, la vita del vigilante dei Rangers della Battistolli di Castelfranco, Massimo Zen, 47 anni di Cittadella (difeso dall’avvocato Daniele Panico), è cambiata radicalmente. La procura della Repubblica di Treviso l’ha indagato, come atto dovuto, per omicidio volontario. Zen ora fa il lavoro di vigilante dietro una scrivania. A tre mesi da quel fatto, ha accettato di parlare a una condizione: niente domande sulle indagini in corso.

Zen, com’è cambiata la sua vita dallo scorso aprile?

«Vivo alla giornata, in attesa che le indagini della procura terminino ed io possa iniziare a difendermi».

Domanda scontata: se tornasse indietro rifarebbe quello che ha fatto?

«Si, la mia coscienza di cittadino mi porterebbe a rifare tutto quello che ho fatto».

Nonostante le minacce? Quante ne ha ricevute?

«Onestamente ne ho ricevuta soltanto una indiretta: quella della mail inviata alla mia azienda in cui anonimi minacciavano di portare la mia testa in un ferro da spiedo. Personalmente, però, non ne ho ricevuta neanche una».

Questo la fa stare più tranquillo?

«No».

Ha paura? Teme ritorsioni contro la sua famiglia?

«Nessuno è un supereroe. Più che paura direi che della preoccupazione c’è, senza dubbio».

Ha ricevuto solidarietà?

«A parole si, perché è una vicenda che ha colpito l’opinione pubblica. L’azienda mi è stata vicina. Nei fatti, però, staremo a vedere».

Ora c’è anche un comitato che porta il suo nome...

«Sì, il Comitato “Io sto con Zen”. Sta raccogliendo dei fondi per sostenere le mie spese legali. So che sarà aperta anche una pagina Facebook prossimamente. Il presidente del Comitato è Giorgio Granello, ex sindaco di Ponzano ed ex segretario provinciale della Lega. Una volta che la mia vicenda sarà conclusa, il Comitato non avrà più il mio nome e i fondi avanzati andranno a sostenere altri colleghi che si trovano in situazioni simili alle mie».

Lei ha una fama da duro.

«Il mio dovere l’ho sempre fatto. Quando si indossa la divisa si deve mettere in conto a volte anche di non tornare».

Molti anni fa, però, lei fu protagonista di un altro fatto analogo. Non le dà fastidio l’etichetta di “sceriffo”?

«Sono passati molti anni francamente. Era un’auto di ladri in fuga da una serie di furti con un tentativo di investimento. Sparai un colpo in aria».

Ora lei ricopre un incarico d’ufficio. Come vive questa situazione, lei che ha sempre avuto un incarico operativo?

«Non posso fare altro che adattarmi. Nonostante sia sempre stato un vigilante di strada, che dovrei fare? Faccio questo mestiere dal 2002. Fino al 2010 ho lavorato per la Compiano, poi
sono passato ai Ranger del gruppo Battistolli. Ho sempre fatto il mio lavoro con coscienza, senza alcuna volontà di fare male a nessuno. Ma ripeto: ogni volta che si indossa una divisa, certe situazioni si devono mettere in conto, anche di non tornare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Treviso Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista