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Il manager dei rifiuti: "Ecco i trucchi per rubare"

Alberto Pierobon, per 15 anni a capo del Consorzio Treviso 3, è in libreria con "Ho visto cose"

TREVISO. Pochi ricordano chi è Alberto Pierobon. Carattere difficile, diplomazia sotto i tacchi, scarsa propensione al compromesso. Uno scomodo, insomma: ed infatti gli è stato riservato l’oblio dei poco allineati. Ma se nella Destra Piave, ai tempi del Consorzio Treviso 3, si è consumata in qualche modo un’esperienza pilota nel sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti lo si deve soprattutto a lui e alla sua squadra di manager pubblici.

Adesso ha scritto un libro («Ho visto cose, tutti i ...

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TREVISO. Pochi ricordano chi è Alberto Pierobon. Carattere difficile, diplomazia sotto i tacchi, scarsa propensione al compromesso. Uno scomodo, insomma: ed infatti gli è stato riservato l’oblio dei poco allineati. Ma se nella Destra Piave, ai tempi del Consorzio Treviso 3, si è consumata in qualche modo un’esperienza pilota nel sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti lo si deve soprattutto a lui e alla sua squadra di manager pubblici.

Adesso ha scritto un libro («Ho visto cose, tutti i trucchi per rubare in Italia raccontati da un manager pubblico», con Alessandro Zardetto, Ponte delle Grazie 2017) per raccontare la sua esperienza e i suoi scontri con scafati appaltatori, modesti politici e faccendieri d’ogni risma. Un compendio dei principali sistemi attraverso il quale privati disinvolti usano lo Stato come un bancomat, spesso con l’interessata compiacenza di pubblici funzionari.

Padovano di Cittadella, 56 anni, anche se da molto tempo vive a Caerano San Marco, Pierobon dopo la laurea a Padova con Vittorio Domenichelli e una manciata di master ha fatto il poliziotto, il bancario, il segretario comunale, il direttore del Consorzio Treviso 3, il sub commissario per i rifiuti in Campania, il presidente di molte società pubbliche nel settore delle utilities, l’amministratore delegato degli acquedotti di Napoli, il consulente del ministro dell’Ambiente, il membro di numerose commissioni tecniche. Un’esperienza che gli consente oggi di vivere facendo il consulenteper società private, consorzi pubblici e Procure di mezza Italia. Del resto, pochi come lui conoscono i trucchetti del borbonico groviglio di norme che regolano il sistema degli appalti dei rifiuti. Dove basta cambiare una lettera nel capitolato per far lievitare i costi del pubblico e i profitti del privato. Dove è semplice barare sul peso dei camion e sul numero dei viaggi dalla città alla discarica più vicina. Dove è sufficiente adottare il sistema più appropriato - tutti assolutamente legali - per approfittare delle casse pubbliche: tra massimo ribasso, procedura negoziata, cottimo fiduciario e affidamenti diretti volano milioni di euro. E c’è sempre grasso che cola: Pierobon racconta anche i diversi tentativi di «ammordire» il suo atteggiamento. «Possibile che questo sia l’unico coglione in Italia che non prende le tangenti?» domanda riferendosi a lui un faccendiere in un’intercettazione della Procura. Non è difficile riconoscere luoghi, personaggi e circostanze descritte nelle cronache di quegli anni - parliamo del periodo che va dal 1995 al 2005 – nelle pagine del l ibro: molti gli episodi descritti che, pur senza riferimenti puntuali, vanno ascritti ai suoi quindici anni alla guida del consorzo dei rifiuti della Destra Piave.

Il volume è arricchito di un’appendice che descrive, in maniera sintetica, i meccanismi della mala gestio a spese delle casse pubbliche: l’uso di società intrecciate, la cresta sul peso dei rifiuti, il lavaggio di imposta, le triangolazioni con l’estero, il commercio dei certificati verdi. Un prezioso vademecum per pazienti investigatori o giornalisti d’inchiesta, scritto da un «insider» che ne ha viste di ogni. «Negli anni ho avuto modo di capire che non c’è differenza tra Nord e Sud: si ruba dappertutto» scrive Pierobon, che descrive come l’esplosione del malaffare sia coinciso con gli anni della crisi. «Si tratta di una crisi etica e sociale» denuncia. E ancora: «Ho cercato di rendere questo libro un antidoto soprattutto alla sfiducia e alla rassegnazione: il male esisterà sempre, certo, ma così come le persone oneste. Remare contro, in certi casi, può essere difficile, ma è sempre la scelta giusta da fare, l’unica scelta».

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