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Sindacalista di Oderzo reintegrato dopo tre anni a casa 

Franco Zacchi (Uil) cacciato dalla Sole di Oderzo perché abusava dei permessi: «Avevo solo sbagliato modulo»

ODERZO. Si è conclusa dopo tre lunghi anni la vicenda che ha visto protagonista Franco Zacchi, sindacalista oggi 55enne della Sole di Oderzo licenziato dopo 10 anni di lavoro nel 2014 a seguito di una presunta violazione di un permesso sindacale che la sua azienda gli aveva concesso per adempiere ad alcune attività per il suo sindacato, la Uil. «Avevo presentato la richiesta di permesso in un modulo sbagliato», spiega lo stesso Zacchi, «senza rendermene conto, avevo richiesto il permesso per svolgere attività sindacale nazionale invece di quello per l’attività sindacale aziendale. Un mio errore, l’ho sempre ammesso. Ma era assurdo che mi licenziassero per questo motivo».

Il licenziamento era stato successivo a una vicenda che lo aveva visto protagonista nella veste di rappresentante sindacale Uil: i vertici della Sole avevano proposto agli operai il sesto giorno di lavoro, una misura che fra l’altro avrebbe azzerato gli straordinari e la mensa. Zacchi fu il solo sindacalista a mettersi di traverso, pretendendo un referendum fra gli operai che decretò il rifiuto della proposta (reintrodotta comunque dopo la sua uscita dall’azienda).

Dopo questa consultazione, Zacchi ritenne di essere nel mirino: «In seguito al mio errore, l’azienda mi ha fatto pedinare da una ditta di investigazione privata e ha constatato che nell’orario di lavoro ero andato a prendere il pane e a un funerale di un ex collega. Certo: ma perché se avessi chiesto un permesso per attività aziendale (come pensavo di aver fatto) lo avrei potuto fare. Mi hanno licenziato a 52 anni e con due figli da mandare a scuola per un foglio mal compilato», dice oggi che la Cassazione gli ha dato ragione. «Sono felice di essere stato reintegrato: non vedo l’ora di ricominciare a lavorare. A farmi male invece è stato l’atteggiamento degli altri sindacati: nessuno, salvo la Uil, ha solidarizzato con me». Zacchi è rimasto per tre anni senza un lavoro, salvo qualche impiego di breve durata nei mesi estivi.

Ora il suo legale, Nicola Mladovan, aspetta la prossima udienza di settembre, in cui il giudice dovrà stabilire il risarcimento che spetta al suo assistito: «Siamo passati per tutti e tre i gradi di giudizio», spiega l’avvocato, «a Treviso ci hanno sempre dato torto, ma alla Cassazione ci hanno dato pienamente ragione. L’indennizzo dovrebbe aggirarsi sull’importo che gli sarebbe stato corrisposto in 12 mensilità, ma aspettiamo il pronunciamento del giudice». Anche la Uil di Treviso è molto soddisfatta dell’esito che ha avuto l’intera vicenda. Susanna Ballarin, membro della segreteria provinciale della Uilm di Treviso, parla apertamente di «attività

antisindacale» da parte dell’azienda Sole che ha sede a Oderzo: «Sono soddisfatta perché è stata ristabilita la verità. Spero che adesso Franco Zacchi possa riottenere per sé la tranquillità economica e personale che questa lunghissima vicenda gli aveva tolto».
 

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