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Valdobbiadene, chiede i danni per l’alcoltest errato

Imprenditore contro il comune di Valdobbiadene: l’etilometro non era tarato

VALDOBBIADENE. Spetta ancora a R.B., 42enne imprenditore di Valdobbiadene, un altro primato in tema di controversie legate a "etilometri trappola". L'imprenditore, già forte di una sentenza del 2015 che gli ha dato ragione respingendo la maxi multa inflitta con decreto penale per essere risultato positivo all'alcol test, chiede ora al comune di Valdobbiadene, il risarcimento dei danni. La scintilla che innescò il caso, risale al 2012 quando l'imprenditore di Valdobbiadene, venne fermato alla guida della sua auto dai carabinieri. A seguito di un controllo di routine, eseguito con un etilometro in dotazione alla polizia locale del comune e prestato in quel caso ai colleghi carabinieri, R.B. risultò avere 2,69 grammi/litro di alcol nel sangue. Peccato che la controprova eseguita poche ore dopo all'ospedale di Conegliano, tramite esame del sangue, desse un responso di molto inferiore e decisamente entro i limiti di legge.

A fronte di ciò, il decreto penale che lo condannava al pagamento di una multa di 30 mila euro e ad alcuni mesi di sospensione della patente, è stato dall'imprenditore impugnato davanti al giudice del tribunale di Treviso. A confermare infine l'invalidità dell'alcoltest su R.B., conducendo nel 2015 a una sentenza a suo favore, sono state le perizie dei tecnici, che evidenziavano irregolarità nella pulizia dello strumento e nelle revisioni periodiche obbligatorie. La decisione del Giudice fece, in quel caso, da apripista per tutti gli altri "condannati" da quello specifico etilometro. A distanza di un paio d'anni dalla sentenza, un nuovo capitolo sulla questione si sta scrivendo.

L'imprenditore che nel 2015 ha avuto ragione sul provvedimento siglato tre anni prima dai carabinieri, ha infatti chiesto, tramite procedura di negoziazione assistita, i danni al comune di Valdobbiadene, responsabile sulla manutenzione dell'etilometro. Si tratta non solo della corresponsione delle spese processuali sostenute nella controversia in aula, ma anche del pagamento dei danni derivati dal sequestro della patente. L'ammontare della cifra risarcitoria emergerà in fase di discussione tra le controparti coinvolte, impegnate nel

trovare un compromesso prima di un eventuale ritorno in aula di tribunale. Altro primato dunque per R.B., che primo fra tutti gli "stangati" dagli "etilometri trappola", si rivale sul comune responsabile dello strumento usato nei controlli su strada da vigili e, in questo caso, carabinieri.

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