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Due giovani di Treviso trasformano il bus in libreria

Una coppia di Treviso inventa il negozio itinerante: «Venderemo libri nelle piazze e nelle scuole»

TREVISO. Un double-decker, il tipico bus inglese rosso a due piani, svuotato di seggiolini e trasformato in libreria ambulante. Pronto a percorrere le strade della Marca a caccia di eventi, manifestazioni, piazze in cui attirare curiosi (certamente) e lettori (si spera) disposti a entrare nella libreria più strana del mondo. Quello di Simone Brisotto e Sara Rago, marito e moglie trevigiani, era un sogno fino a un mese fa, ora è un business plan. Finanziato con 15 mila euro da Banca Etica, e citato ieri pomeriggio come esempio virtuoso nel convegno sul microcredito organizzato in Camera di Commercio.

«Senza il finanziamento di Banca Etica non ce l’avremmo mai fatta, ora speriamo di non avere troppi intoppi con la burocrazia» spiega Sara, che tra pochi giorni volerà a Londra per completare l’acquisto del bus. Poi lei e Simone lo porteranno in Italia, lo arrederanno, lo trasformeranno in una libreria da cui sperano, ovviamente, di guadagnarci qualcosa. «L’idea è di avere un negozio... senza negozio», racconta Simone, già inventore della libreria diffusa “Parole in movimento”, una sorta di esperimento di quello che sarà il double-decker pieno di libri.

«La spesa maggiore non sarà l’acquisto del bus ma il suo allestimento», spiega Sara, «abbiamo un piano di sviluppo e tanti partner a cui presenteremo il progetto, dalle scuole agli eventi. Il concetto è che sia il libro a venire da te: un’idea innovativa che senza il microcredito non avrebbe mai visto la luce». La strada è ancora lunga (autorizzazioni e carte bollate sono ciò che spaventa di più), ma il bus-libreria ha già il motore acceso.

Anche un’altra coppia ha raccontato ai (tanti) giovani presenti in Camera di Commercio cos’è il microcredito: Luigi Maggio e Cristina Téllez, anche loro marito e moglie, con un prestito iniziale di 20 mila euro da PerMicro (progetto di Bnl) hanno aperto una stireria a Istrana. «Ero appena arrivata in Italia, e non trovavo lavoro», racconta Cristina, «ho pensato di dare un servizio ai single, alle famiglie in cui entrambi lavorano, alle persone con poco tempo. E ha funzionato. Le casalinghe ci ringraziano,

dicono che un servizio del genere, con qualità e prezzi più bassi delle lavanderie tradizionali, mancava. Il finanziamento è arrivato dopo aver presentato un business plan: semplice, immediato, ma anche rigoroso. Perché in queste iniziative bisogna avere le idee chiare».

 

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