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L’arrivo trionfale dei muli dell'adunata di Treviso in attesa di Iroso

L’arrivo trionfale dei muli dell'adunata di Treviso in attesa di Iroso

A San Tomaso cori e ovazioni per l’ingresso in città del reparto Salmerie di Vittorio Veneto

TREVISO. Puoi essere indifferente all’adunata, lontano dallo spirito del gruppo e delle fanfare, distante perfino dagli alpini, ma non puoi voltarti dall’altra parte quando arrivano i loro muli. Ogni loro passo avanti racconta una storia fatta di fatiche e impegno, dedizione, affetto. Quando hanno iniziato percorrere gli ultimi cinquecento metri che li avrebbero condotti nel cuore di Treviso, lungo la strada per lunghi e bellissimi attimi c’erano loro e basta.

Si sono fermati gli ambulanti che macinavano panini, i passanti, gli alpini che cantavano e quelli che bevevano. Hanno taciuto le casse dei locali che sparavano musica non tanto alpina, e pure le fanfare. Tutti quelli che si trovavano sul loro percorso hanno lasciato spazio e iniziato ad applaudire il passaggio delle Salmerie di Vittorio Veneto: cinque muli e lo sguardo fiero dei loro conduttori e del reparto intero, partito a piedi la mattina per entrare in città alle 18.

Sono arrivate cariche di emozione. La si leggeva negli occhi di quelli che facevano largo al reparto, ma anche nelle sgroppate e nelle tirate degli stessi muli, quasi sentissero la tensione nell’aria, lo sguardo di tutti su di loro, animali che sono la rappresentazione epica dell’intero corpo degli alpini.

Sensazionale l’ingresso in città, dall’arco di Porta San Tomaso, con le Salmerie precedute dalla banda che spingeva su tamburi e ottoni aprendosi a lato due ali di folla. Prima di tutti gli alpini che urlavano alla gente di spostarsi, annunciando il reparto che non ha mai rallentato un attimo, mai perso un passo. Con il corteo, in prima fila, anche il sindaco di Spresiano Marco Dalla Pietra che aveva ospitato le Salmerie a pranzo a Visnadello («essere in strada con loro è un onore indescrivibile») e Marirosa Barazza, sindaco di Cappella Maggiore, dove i muli delle Salmerie sono di casa.

Una volta nel cuore dell’Adunata si sono fatti largo tra la gente lungo piazza del Grano, poi S.Agostino e piazza San Leonardo fino alla zona dell’università dove hanno fatto tappa per poi trasferirsi nella zona che è stata loro dedicata a Largo De Gasperi. Tantissime le fotografie, lunghi e forti gli applausi come i cori di chi si trovava in strada al loro passaggio.

Non c’era Iroso, il vecchio mulo ormai quarantenne salvato dalla macelleria nel 1993, quando la Brigata Cadore aveva messo all'asta gli ultimi quadrupedi, e diventato oggi forse il simbolo del corpo stesso. Ma c’era la sua immagine, e soprattutto la voce dei suoi commilitoni che annunciavano «il veterinario l’ha visitato, ha un cuore da Leone, domenica ci sarà»

Arriverà a Treviso senza le fanfare e gli applausi, su un carrello. Non poteva marciare tutti i chilometri fatti dal Reparto. Ma sfilerà. Lo vogliono tutti, e forse in cuor suo anche lui non vuole rinunciare all’abbraccio di Treviso.

Benvenuto, vecchio Iroso.

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