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Treviso: Antenna Tre, Equitalia vuole due milioni

Debiti per 10,5 milioni. Tra i settanta creditori enti, fornitori, giornalisti e personale amministrativo

TREVISO. Ammontano a oltre 10 milioni e mezzo di euro i debiti di Antenna Tre, mentre il curatore, Roberto Cortelazzo Wiel, ha chiesto di escludere un paio di milioni dal conteggio. A fare la parte del leone è Equitalia, il cui credito ammonta a oltre due milioni di euro. Successivamente nella lista dei settanta creditori si leggono i nomi di altri enti: Enel (oltre 82.000 euro), Contarina (oltre 5.000 euro), Unicredit (oltre un milione di euro), l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (oltre 48.000 euro), il Fondo pensione complementare dei giornalisti italiani (oltre 15.000 euro) e la Casagit (oltre 27.000 euro). A seguire l’ex amministratore Antonino Barcella (oltre 8.000 euro), i giornalisti (l’ex direttore Domenico Basso, Danilo Guerretta, Giovanna Pastega, Nelly Pellin) e diversi tra amministrativi e tecnici. Non mancano poi diversi avvocati e commercialisti.

La prima udienza per valutare lo stato del passivo si è tenuta lunedì mattina in tribunale a Treviso alla presenza di una settantina di creditori. Antenna Tre, la storica emittente di San Biagio di Callalta è stata infatti dichiarata fallita nell’ottobre scorso. Il tribunale aveva poi percorso, come previsto, la strada del “fallimento di continuità di esercizio” alla luce dell’offerta di acquisto da 1,4 milioni di euro presentata dall'editore di Rete Veneta Filippo Jannacopulos, con l’apertura di una nuova procedura per il passaggio di proprietà. A gennaio il curatore aveva poi aggiudicato la vendita di Antenna Tre a Rete Veneta per quanto riguarda il ramo d’azienda dell'informazione.

Sfiorava i 6,7 milioni di euro la perdita accumulata nel 2015 da Antenna Tre. Cioè abbastanza, considerando anche quelle degli esercizi precedenti, per dichiarare al tribunale di Treviso il proprio stato di insolvenza. Lo si leggeva nella richiesta di ammissione al concordato preventivo firmata da Panto. Nel documento trasmesso alla magistratura era posta in rilievo anche una evidente flessione dei ricavi, passati in un anno da 5 a 3,1 milioni. La proposta di Jannacopulos finita nella busta prevedevava l'assunzione di 35 dei 54 dipendenti. «Il fallimento sarebbe lo scenario più nefasto», aveva detto

Maria Grazia Salogni, Cgil, «evitarlo è in assoluto la cosa più importante».

Tecnicamente, il nodo è che il tribunale garantisca la “par condicio creditorum”, cioè che tutti i creditori di primo livello - ovvero i dipendenti - ottenessero parità di trattamento.

 

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