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La nuova Treviso diventa “cubista”

Tanti interventi in stile, da San Francesco alle periferie di Treviso. I progettisti sperimentano, ma piace? I cittadini sono divisi

TREVISO. I cittadini, gli uffici e pure spesso gli operai che lavorano nei cantieri usano il binomio “demolizione e ricostruzione”. Ma in molti casi gli architetti preferiscono usare il termine “rigenerazione”, una parola che non vuol essere uno snobbistico marcare la distanza dai non addetti ai lavori, ma nasconde un diverso punto di vista sulle cose e sugli interventi, non ultimo quello che ha portato ad abbattere la vecchia casa dell’astronomo Giuliano Romano davanti alle porte dell’antica chiesa di S. Francesco.

Al suo posto sorgerà un edificio moderno disegnato dallo studio B+B, il secondo che nel giro di pochi anni osa fronteggiare il rigore Duecentesco dell’antica chiesa. Prima ci pensò infatti il “palazzo-bunker” – come venne rinominato da qualcuno – disegnato da Mariano Zanon e nato dalla “rigenerazione” del vecchio edificio anni cinquanta affacciato sulla piazza al fianco del Manzato. Ma non sono casi isolati. Treviso negli ultimi anni sta dando spazio a tantissimi interventi edilizi accomunati da uno stile che potremmo definire cubista, costruiti come se fossero la composizione di diversi parallelepipedi che unendosi creano spazi ma anche varchi che diventano finestre, terrazze, giardini.

Piacciono? Di sicuro dividono, se non altro perchè ce n’è per tutti i gusti. Sempre rimanendo in centro storico due anni fa è stata inaugurata la “rigenerazione” dell’ex cinema Astra (diventato villa privata con piscina), che ha mantenuto la similarità della vecchia facciata ma sul retro, dove guarda il Cagnan, ha dato spazio a nuove nettissime geometrie mai viste prima. A firmare il piano lo studio Mzc, che nelle prossime settimane svelerà anche l’interno di un’altra edificazione dai caratteri nettissimi, quella che ha trasformato il vecchio palazzo di via Reggimento Italia Libera nel nuovo atelier-residence di Corrado: il palazzo vecchio è stato ristrutturato seguendo pedissequamente le vecchie linee, ma ad esso è stata affiancata una struttura moderna, fatta di cubi e architetture che ricordano gli obiettivi delle vecchie macchine fotografiche.

Piace? Certo colpisce. Ma è lì dove non insistono i vincoli della Soprintendenza, ovvero fuori mura, che gli architetti spingono sull’acceleratore. Una vecchia struttura in via Leonardo Lorendan, laterale del Terraglio, è diventata la casa “violacubo”. L’hanno disegnata gli architetti Gaiardo & Minetto, e gioca tutto su finestrate, cubature incorniciate da geometrie diagonali colorate, minimalismi. Tutt’attorno vecchie villette cresciute nel dopoguerra, e soprattutto negli anni Settanta quando gli architetti erano più che altro quelli che servivano a dare forma alla grande spinta di un’edilizia meno formale e più massiva. Lo stesso contesto urbanistico che circonda un altro residence, “il Borgo” costruito negli ultimi anni lungo via San Pelajo. Anche lì le villette, se così ancora le vogliamo chiamare, si compongono su scale e prospettive diverse, asciutte, forsennatamente geometriche.

È il nuovo stile, questo non lo si può negare. Reinterpretato finchè volete ma assolutamente predominante, almeno in questi anni. Certo ci vogliono committenze aperte, che vogliano sperimentare, che apprezzino linee moderne e non stili classici. Ma a quanto pare non mancano. Sorgono “in stile” ormai intere lottizzazioni. Una è quella che è stata realizzata da pochissimo alle spalle della vecchia villa liberty che un tempo ospitava la Polstrada, in viale Vittorio Veneto, e che oggi è abbandonata. Si chiama Marte, un nome che già evoca qualcosa di alieno come possono apparire i tre complessi residenziali di pregio realizzati a pochi passi dal canale su progetto dell’architetto Roberto Pamio: cubi, terrazze geometriche, ampi vuoti tutti rigorosamente lineari. Una scelta progettuale che può ricordare quella che ha portato all’edificazione della lottizzazione in località Furo di S. Antonino. Anche questa ultimata da poco, tinta pastello, aspetto modernissimo. I vecchi tetti a spiovente? Ormai cosa superata.

E ancora, volendo proseguire il nostro giro nella città che cambia, si trovano i segni della moda cubista in via Pasteur, nel residence costruito poco meno di una decina d’anni or sono nell’abitato alle spalle della chiesa. La spinta architettonica minimalista si nota, e la notarono molti residenti quando videro l’evolversi del cantiere, ma presto ci si fece l’occhio considerandola più una «scelta di rottura» che non l’indizio di qualcosa che stava cambiando in tutta la città. E in fin dei conti è difficile pensare che le tendenze vadano tanto lontano dall’albero che le produce. Lo stesso edificio che ospita la Scuola edile, dove si formano i futuri progettisti e realizzatori dell’urbanistica cittadina, a San Pelajo – anche questo costruito anni or sono – ha tutti i caratteri del cubismo trevigiano.

Cosa aspettarci nei prossimi anni? Altre costruzioni simili, qualcuna più spinta, qualcuna meno. Tutte però cubiste. Basta vedere i cartelli esposti davanti al cantiere della Villaverde in via Montello dove l’architetto Paggiaro ha pensato condomini dalle evidentissime geometrie. O al posto dell’ex stabilimento artigianale di via del Mozzato dove la vecchia casa contadina è pronta a lasciare il posto ad un edificio parallelepipedo con le finestre che sporgono. Il disegno dice già tutto.

 

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