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«Accuse ingiuste, Cristiano era prudente»

Il fratello Simone Di Paolantonio chiede silenzio: «Le mie nipotine ora vivono con noi, vanno protette»

PORDENONE. E’ una stata doccia fredda, per Simone Di Paolantonio, la notizia dell’apertura del fascicolo per omicidio-suicidio, da parte della procura, nei confronti del fratello Cristiano. «Lui guidava così, andava sempre lento e, quando sorpassava, mica accelerava: andava in terza e all’ultimo rientrava – ha spiegato Simone –. Non credo possa aver fatto quello che viene ipotizzato».

Il fratello non nasconde che, prima l’incidente di domenica e poi quello tragico, mortale, di lunedì, gli abbiano fatto sorgere qualche perplessità, immediatamente fugata, però, dal racconto di una delle nipotine, che si trovava in auto, sulla dinamica dell’uscita di strada di domenica. «E’ stato un caso assolutamente fortuito, un incidente che è avvenuto mentre mio fratello andava pianissimo, tanto che non sono nemmeno scoppiati gli airbag» ha ricostruito Simone, secondo cui anche quello di lunedì è stato un tragico, fatale incidente, non un atto volontario.

Poi Simone ha chiesto, per quanto possibile, silenzio. «Vorrei che il prima possibile questa vicenda venisse chiusa – ha detto –, non tanto per me, che comunque mi so difendere da attacchi, malelingue, accuse, ma per le bambine, le mie nipoti, che ora vivono con me. Siamo riusciti a stabilire nella famiglia un nuovo equilibrio fatto di serenità, pace e armonia, per quanto è possibile all’indomani di un fatto così tragico, nel quale le mie nipoti sono rimaste senza genitori».

Una serenità fatta di gesti e affetti quotidiani, di momenti da passare insieme, incontri. «Sono tanti gli amici che vengono a trovare le bambine, in casa c’è sempre qualcuno – ha riferito Simone –. Devo dire la verità. Tutti sono dalla nostra parte, ci danno conforto, una parola amica, una pacca sulla spalla. Ed è questo, nella tragedia che stiamo vivendo, il conforto più grande che mi fa guardare con serenità al futuro. Poi vedo le bambine che, comunque nel dolore, vivono serene e questo ci fa andare avanti tutti con maggiore fiducia».

Una richiesta comprensibile, soprattutto in relazione alla quiete che deve circondare

le due piccolefiglie di Cristiano e Jamir. La più grande di queste doveva uscire di scuola alle 12.30, nel giorno dell’incidente. Non vedendo arrivare i genitori, la scuola ha cercato di contattarli. Ma entrambi erano già morti, lungo la Cimpello-Sequals.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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