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l’indagine

«Nonni sì, anziani no» La vita riparte a 65 anni

TREVISO. Impegnati, dinamici e sempre più avvezzi alle nuove tecnologie. Non definiteli anziani, piuttosto, chiamateli “nuovi senior”. A fotografarli è una ricerca sulla percezione dei 60enni e...

TREVISO. Impegnati, dinamici e sempre più avvezzi alle nuove tecnologie. Non definiteli anziani, piuttosto, chiamateli “nuovi senior”. A fotografarli è una ricerca sulla percezione dei 60enni e 70enni di oggi, condotta dall’Osservatorio Senior in collaborazione con l’università Cattolica. I risultati sono stati presentati ieri, a palazzo dei Trecento, nell’ambito di Statisticall, il festival trevigiano della statistica. Dopo aver intervistato un campione di 900 ultrasessantenni italiani, aggiunto le impressioni di quelli che potevano essere i loro genitori (gli over 80), e raccolto le sensazioni dei figli (under 60) e dei nipoti tra i 12 e i 13 anni. Il ritratto dei “nuovi senior” è così emerso con estrema chiarezza. «Nonni sì, anziani no», questo in sintesi il risultato. Nient’altro che il riflesso di come siano cambiati i tempi e i modi di vivere la vecchiaia, quest’ultima rigorosamente dopo gli 80. Ma nel dettaglio come sono i nonni che vivono la seconda giovinezza? «Nonostante la pensione, continuano a dedicarsi ad attività lavorative ma anche di supporto familiare e di auto-realizzazione», sottolinea Enrico Oggioni, dell’Osservatorio Senior, «una volta a 65 anni spegnendo le candeline del compleanno si sanciva il passaggio verso una condizione di riposo e ritiro, con il presupposto che fosse la società a dover pensare a loro. Adesso non è più così. Ci sono una ventina d’anni da assaporare in modo molto attivo e contribuendo su molteplici fronti». Una condizione possibile per numerose ragioni. La prima è che attualmente si vive di più e soprattutto meglio di un tempo. C’è un’aspettativa di vita che tocca gli 85 anni (per le donne), 4 in meno per i maschi, e la salute si preserva più a lungo, per entrambi i sessi. Ma i nonni italiani, rappresentano una risorsa preziosissima anche per il resto della famiglia. Versatili, spaziano dall’accudimento dei nipoti mentre i genitori lavorano, al sostegno economico, fornito ai figli adulti alle prese con il precariato. «I “nuovi senior” sono una generazione che ha conosciuto lavori stabili e che oggi ha pensioni ragionevoli e magari un piccolo risparmio messo da parte», dice Carla Facchini, professore ordinario di Sociologia della famiglia all’università di Milano Bicocca, «questo comporta che siano una fascia d’età più “protetta” e capace di garantire un sostegno economico ai figli». Una sorta di ammortizzatore sociale? Sì, ma non ancora per molto. Secondo Facchini,

siamo già entrati nella fase di cambiamento. «Stiamo passando dalla generazione sandwich dei 50enni alla generazione sandwich dei 60enni, che sempre più spesso si troveranno tra il ruolo di cura dei nipoti e quello di cura dei genitori, con un maggior sovraccarico».

Valentina Calzavara

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