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Latte alla ricerca di un polo veneto

Borga (Aprolav) lancia l’appello ai grandi produttori: serve un sistema comune

TREVISO. «Nel Veneto la cooperazione funziona, ma dobbiamo farlo ancora di più. I compratori sono molto più organizzati di noi, noi siamo allo sbaraglio. Dobbiamo organizzare meglio le nostre produzioni. Il Veneto ha bisogno di un polo importante del lattiero caseario, da produttori sentiamo la necessità di poter contare su una cooperazione organizzata e forte per resistere alle turbolenze del mercato ed alle difficoltà di vendita nei confronti della grande distribuzione organizzata». Ne è convinto Terenzio Borga, presidente di Aprolav, l'associazione dei produttori di latte veneti che oggi a Villorba ha dato il via alla trentesima assemblea generale dei delegati.

Necessità di fare rete, dunque: Borga si è rivolto ai vertici di cooperative più importanti della nostra regione, Lattebusche, Latteria Soligo, Agricansiglio e altre affinché compiano uno sforzo comune cercando di mettere da parte i campanili «per creare una realtà nuova a servizio del comparto», sul modello di quanto si sta osservando da anni, in termini di aggregazione, nel Nord Europa. Rispetto al 1986, anno in cui l'Aprolav fu costituita, la piattaforma di produttori di latte veneti è scesa dai 43.800 di allora agli attuali tremila. «Nel 1986, tuttavia», ha ricordato ancora il presidente, «il latte alla stalla era pagato 580 lire, cioè gli attuali 30 centesimi, cioè un prezzo superiore a quello pagato oggi a molti soci» . La provincia che esprime il maggior numero di stalle in Veneto è Vicenza, con 994, il 32% del totale, seguita da Verona (616), e Treviso (557). Su base regionale la produzione di latte nel 2015 ha toccato gli 1,11 milioni di tonnellate, il 2,68% in più rispetto l’anno precedente. «Dobbiamo incentivare le nostre produzioni di qualità, ma anche investire in comunicazione in cui da sempre siamo carenti». Poi un attacco a Bruxelles. «In passato i nostri problemi legati all’incompetenza degli europarlamentari. Indietro non si torna. Guardiamo a un futuro: trent’anni di torpore in un sistema

contingentato ci ha portato ad essere pigri. Ora dobbiamo capire come fare per emergere non solo in Europa ma rispetto al resto del mondo. Diamo un prodotto che, sotto il punto di vista della sicurezza alimentare è il migliore del mondo». (s.g.)

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