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Il progetto

Sul Piave in bicicletta: una pista da 135 chilometri

Poco più di due milioni di euro per rendere percorribili le sponde del fiume. Dal ponte di Fener alle grave di Papadopoli, pronta tra poco più di un anno

TREVISO. In bicicletta dal ponte di Fener agli argini di Zenson, attraversando la garzaia di Pederobba, le grave di Ciano, le distese di mamai dell’isola dei morti, il passo barche di Falzè, le straordinarie Fontane bianche, il vecchio approdo degli zattieri di Nervesa, le vecchie fornaci di Colfosco, le coltivazioni intensive nelle grave di Papadopoli, il porto fluviale veneziano di Lovadina, casa Parise a Ponte di Piave e le draghe e i nastri trasportatori di ghiaia abbandonati.

Ciclabile lungo il Piave

La ciclopista del Piave non è più un sogno. Perché il progetto di pista ciclabile, della lunghezza di 135 chilometri, lungo un anello steso su entrambe le sponde, sarà presto realizzato. Il cantiere aprirà quest’estate ed entro la fine dell’anno prossimo potrebbe essere concluso. Giusto in tempo per l’anno del Centenario. Questa volta nessuna operazione mista pubblico-privato, nessuna nuova cubatura da realizzare e fondi interamente pubblici: 2,2 milioni di euro. Un’inezia, al tempo dei costosi progetti di finanza che con la stessa cifra farebbero appena cento metri di autostrada a pedaggio.

Il committente è il Consorzio Bim Piave, insieme agli Osservatori del paesaggio Medio Piave, Montello Piave e Colline dell’Alta Marca. Ma tra i protagonisti c’è il Genio civile e il suo dirigente, Alvise Luchetta, che ha accompagnato il progetto. La pista ciclabile avrà uno sviluppo parallelo: 68 chilometri in Destra Piave, 67 in Sinistra Piave. Il progetto è firmato dallo studio Michelangelo Bonotto di Conegliano. Nei prossimi giorni la conferenza di servizi tra tutti gli enti coinvolti che, nel caso del Piave, non sono pochi. Insomma, ci siamo.

La pista che consentirà di pedalare lungo il Piave rappresenta il naturale collegamento tra la Drava austriaca e l’Adriatico, tra la storica pista Dobbiaco-Lienz e il percorso del fiume «sacro alla Patria». Ed anche una sorta di tacito risarcimento allo stupro di cui il Piave è vittima da decenni: i prelievi a monte, con una rete di undici laghi artificiali creati nell’ultimo secolo e decine di centraline autorizzate, nonostante le proteste di comitati e cittadini; e la grande spoliazione legata all’attività dei «signori della ghiaia» che avevano trasformato il Piave nel bancomat dello sviluppo edilizio del Veneto. Fino allo stop imposto dopo l’inchiesta dell’ex pretore d’assalto Francesco La Valle nel 1977.

Il progetto nasce con l’idea di valorizzare la rete esistente di sentieri, sia arginali che agricoli, e consentire una «mobilità slow» e creare un indotto tutto da calcolare in termini di presenze turistiche e spesa media. Il raccordo è con gli analoghi percorsi in corso di realizzazione nel Bellunese a nord, nel Veneziano a sud. Caratteristica principale del percorso ciclabile è - nelle intenzioni dei promotori – l’assoluto rispetto dell’ecosistema del fiume, tanto che l’intero tracciato correrà su tappeto sterrato, erboso o ghiaioso. Al massimo ci saranno delle coperture di tout venant, prelevato direttamente sull’alveo. Punto di debolezza, secondo alcuni, è il fatto che l’intera pista corre su area golenale e dunque è soggetta alle bizze del fiume, che nel corso dei secoli sono state ricorrenti e talvolta disastrose.

Il progetto, che porta il nome di «La Piave, paesaggi, percorsi, territori», è il naturale «erede» di un precedente progetto che nel 2010 vinse un concorso di idee bandito dalla Provincia di Treviso ma che non superò lo scoglio del finanziamento. A vincerlo, all’epoca, furono tre giovani architetti (Elena Cattarossi, Cristina Boghetto e Monica Lenhardy), che avevano realizzato due anni prima un progetto europeo Italia Austria dal titolo «Drava-Piave, fiumi e architetture». Quinto fiume d’Italia, sorgenti sul Peralba e foce nell’Adriatico, il Piave – o «la Piave» come ancora lo chiamano i rivieraschi – è il fiume più caro ai veneti. Non solo per i riferimenti storici e alla guerra ma anche per quella identità che porta gli abitanti delle due sponde, divisi dalla atavica appartenza ad una invece che all’altra, a «riconoscersi» nelle acque e negli spazi tra le due sponde. Una lunga e travagliata esistenza che porta Gian Antonio Stella a definire il Piave «Fiume simbolo del coraggio, dell'eroismo, del patriottismo degli italiani. Fiume simbolo, oggi, della loro cecità».

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