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Plastica dai fanghi, l’Europa finanzia Ats

Progetto innovativo al depuratore di Carbonera riconosciuto dalla Ue: «Funziona», arriva un milione

Possibile creare una bottiglia di bioplastica sana, resistente e utilizzabile, partendo dai fanghi delle fognature urbane? La risposta l’ha data il progetto innovativo realizzato all’interno del depuratore di Carbonera di Ats, l’unica società idrica italiana a partecipare al grande progetto di ricerca definito Smart-Plant e coordinato dall’università di Verona: «Si può».

A credersi non solo i tecnici e gli studiosi che hanno dato il via alla progettazione e realizzazione del “riciclo”, ma anche la comunità europea che ha creduto tanto nell’operazione da finanziarla con 1 milione di euro che ricadrà a Carbonera sotto forma di forza lavoro, nuovi macchinari ed energie finanziarie da investire dell’ampliamento della produttività dell’impianto.

Il progetto “Smart-Plant, presentato ieri mattina in Regione, prevede di arrivare al recupero cellulosa, biopolimeri, fertilizzanti, acqua contenuti nelle acque nere che confluiscono al depuratore, e la successiva lavorazione di questi materiali fino alla produzione di beni di consumo come la bio-plastica. «L’obiettivo è la chiusura della catena del valore» spiegano le menti del progetto che coinvolge, oltre ad Ats e all’università di Verona, ben 17 piccole e grandi aziende, di cui 6 water utilities europee, e 7 Università e Centri di Ricerca, «ovvero stimolare un’economia circolare che supera il tradizionale concetto di “produzione-smaltimento”».

A Carbonera la bioplastica è già realtà, come il ciclo per eliminare l’azoto dai fanghi di scarto. «Esistono tecniche sostenibili che ogni anno possono permettere di recuperare, dagli scarichi domestici di ogni cittadino, circa 7 chili di cellulosa, oltre 3chili di biopolimeri, un chilo di fosforo ed oltre 4 chili di azoto», ha sottolineato il professore veronese Fatone, «Smart-Plant verifica la validità sul campo queste soluzioni, realizzando una piattaforma europea che dimostrerà come sia fattibile e sostenibile integrare i nostri depuratori urbani e trasformarli in impianti di recupero, con forti impatti economici e sociali, oltre che ambientali».

Non idee, ma «cose che funzionano», hanno sottolineato ieri i responsabili di Ats, «ecco perchè l’Europa ci crede». «Essendo una realtà costituita da soci pubblici», ha detto il presidente di Ats Marco Fighera, «possiamo e dobbiamo aspirare ad essere primi attori di questo progetto di riciclo, rendendo i nostri impianti strutture all’avanguardia e dando così un servizio più sostenibile all’utente e alle generazioni future». «Questo è uno stupendo progetto di sviluppo» commenta l’amministratore delegato di Ats Cristian Schiavon, «stupendo perchè è concreto, esiste e funziona. Non sono parole. Ats è fiera di

partecipare ad un programma di riciclo che contribuisce a creare una vera economia circolare da quello che un tempo era solo scarto inutile». Anche questo, un domani, potrebbe essere un tassello per raggiungere il paradiso dei “rifiuti zero”. (f.d.w.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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