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Bufera sull'ex doge

"Da Veneto Banca un mutuo di favore a Galan"

Il pm veneziano Ancilotto: un milione e 750 mila euro per l'acquisto della villa senza garanzie né ipoteca

VENEZIA. Giancarlo Galan lunedì è tornato negli uffici di Piazzale Roma del Tribunale di Venezia e, come era accaduto per l’unica altra sua entrata, nel novembre scorso, anche in questa occasione si è presentato davanti al magistrato per villa Rodella, la sua lussuosa magione ormai passata nelle mani dello Stato in seguito alla condanna per corruzione nel processo Mose del deputato. E’ Veneto Banca ad aver presentato un incidente di esecuzione perché non vuol darsi ragione di aver perso un milione e 750 mila euro, questa la cifra prestata all’ex governatore del Veneto, che il giudice Giuliana Galasso aveva abolito tre mesi fa con la sua decisione di cancellare l’ipoteca posta dall’istituto di credito di Montebelluna sull’immobile di Galan a garanzia del prestito.

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Questa volta toccherà al giudice Roberta Marchiori decidere: ieri si è riservata e depositerà nei prossimi giorni la sua ordinanza in cancelleria. Ieri, si sono «scontrati» l’avvocato Aldo Laghi per la banca e il pubblico ministero Stefano Ancilotto. Il primo, pur affermando che da parte dell’istituto di credito di cui difende gli interessi ci sarebbe stata una cattiva e superficiale gestione di quel credito, ha sostenuto che il giudice non può cancellare completamente l’interesse di un terzo in buona fede. Così, ha chiesto che la decisione di cancellare l’ipoteca sia rivista e che la villa venga consegnata alla banca di Montebelluna.

L’avvocato trevigiano ha anche sostenuto che il dirigente bancario che ha concesso quei prestiti a Galan ha agito con metus, in sostanza timore reverenziale verso colui che era stato presidente della giunta veneta e in quel momento era ministro della Cultura. Ben diversa è stata l’interpretazione del pm Ancilotto, il quale ha riassunto la vicenda, ricordando che il prestito alla società «Margherita srl» che faceva capo a Galan e alla moglie Sandra Persegato era stato concesso in tre rate: il primo milione di euro nel febbraio 2009, altri 300 mila nell’agosto 2012 e il resto nel mese di dicembre dello stesso anno.

Il rappresentante della Procura si è chiesto quale potesse essere stata la ragione di una linea di credito per somme così rilevanti, addirittura superiori di molto al capitale sociale della «Margherita srl» (era di appena 20 mila euro) e ad una società inattiva. Un prestito senza alcuna garanzia, che invece scatta solo nel marzo 2013, dopo l’arresto di Claudia Minutillo (28 febbraio) e soprattutto dopo la notizia pubblicata dai quotidiani locali che l’ex segretaria divenuta manager nelle società di Piergiorgio Baita stava collaborando con gli inquirenti. Un’ipoteca, tra l’altro, non imposta con un provvedimento giudiziario, insomma un titolo esecutivo, ma volontariamente accettata dallo stesso Galan. Proprio per questo il rappresentante dell’accusa ha contestato la «buona fede» della banca e ha parlato di «collusione» tra il parlamentare di Forza Italia e l’istituto di credito, allo scopo di sottrarre la villa allo Stato.

Dopo gli arresti e la notizia della collaborazione di Minutillo, Galan ha avuto la certezza che gli investigatori della Guardia di finanza e i pubblici ministeri veneziani sarebbero arrivati a lui e l’ipotesi della Procura è che temendo il sequestro del lussuoso immobile di Cinto Euganeo, circostanza che puntualmente si è verificata, a causa dell’ ipoteca lo Stato avrebbe dovuto fare un passo indietro, lasciando la villa alla banca, evitando il sequestro e la confisca. Per tutto questo il pm Ancilotto ha chiesto che la richiesta dell’istituto di credito venga respinta e la conferma della confisca.

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